Archivi del mese: gennaio 2009

Il Giorno della Memoria

L’istituzione del Giorno della memoria rappresenta un invito a riflettere sul nostro rapporto con il passato e sul suo intreccio con il presente. David Grossman, in un suo discorso di qualche tempo fa, si chiedeva: “La memoria che serbiamo della Shoah può essere una sorta di segnale di avvertimento morale? E siamo in grado di trasformare i suoi insegnamenti in parte integrante della nostra vita?” Queste sue domande riguardano il presente, il nostro rapporto con i diversi, con i deboli di ogni nazione del globo, forse Grossman si riferisce all’indifferenza che il mondo ha mostrato di fronte ad altri massacri. Ricordare la Shoah significa interrogarsi sulle radici individuali e collettive del razzismo e della xenofobia, ma significa anche trasformare quel passato in uno strumento di interrogazione del presente, per riconoscere i nuovi razzismi, le violenze etniche e le ricorrenti forme di antisemitismo.

In questo percorso di conoscenza e di consapevolezza è centrale la memoria; lo storico Pierre Vidal-Naquet sosteneva che: “Fra la storia e la memoria ci può essere tensione e addirittura opposizione. Ma una storia del crimine nazista che non integrasse le memorie sarebbe una storia ben misera.”

È proprio la memoria che ricorda alla storia la centralità e il valore del singolo individuo di fronte a ogni disegno totalizzante perseguito dai regimi totalitari. Ma trasmettere la memoria dopo la scomparsa degli ultimi testimoni è una questione importante non solo per gli storici ma anche per chi opera nella formazione delle nuove generazioni. Per questo abbiamo dedicato il pomeriggio del 27 gennaio al tema della memoria attraverso la proiezione di due filmati: il primo “Ritorno ad Auschwitz”, l’ultima intervista a Primo Levi, realizzata nel 1982, dalla trasmissione Rai “Sorgente di vita”, durante uno dei viaggi in visita ad Auschwitz con un gruppo di studenti fiorentini. Si tratta di una testimonianza lucida, ricca di umanità e di informazioni per la storia della deportazione.

Il secondo filmato, “Hollywood racconta la Shoah” di Daniel Anker, tratto dalla trasmissione “La storia siamo noi”, racconta come il cinema americano ha affrontato, rimosso e talvolta censurato la memoria dello sterminio degli ebrei d’Europa, da Charlie Chaplin a Steven Spielberg, a Roman Polanski. Dunque anche il cinema, come i documentari, può essere uno strumento utile per riflettere sul tema della memoria dopo la scomparsa dei testimoni.

 

Annabella Gioia

 


Migrazioni di ieri e di oggi

Il convegno “Migrazioni di ieri e di oggi”, che si è svolto il 19 gennaio 2009 presso la Casa della Memoria e della Storia, ha rappresentato un significativo momento di riflessione e di confronto sulle migrazioni internazionali, partendo dalla mobilità di ancien régime per finire ai flussi migratori contemporanei, con un’attenzione particolare, ma non esclusiva, alla “grande emigrazione” che si svolse a cavallo tra Ottocento e Novecento e all’approdo a Ellis Island come luogo-simbolo della storia dell’emigrazione italiana negli Stati Uniti. L’immigrazione degli ultimi decenni diretta in Italia e in tutta Europa, la mobilità di milioni di persone o di interi segmenti di popolazione che, spinti dalla speranza di un futuro migliore, allora come ora, si spostano da un continente all’altro, ha reso di grande attualità il tema delle migrazioni italiane nei vari continenti, migrazioni a torto ritenute storicamente concluse. Questo rinato interesse per la storia delle migrazioni italiane ha fatto sì che gli studiosi di questi temi, principalmente storici, ma anche sociologi, demografi, economisti, geografi, antropologi, siano in anni recenti usciti dalla “nicchia” in cui erano confinati e che sia stato finalmente riconosciuto a pieno titolo come il fenomeno migratorio italiano faccia parte integrante e costituisca una componente fondamentale della storia d’Italia, e non solo d’Italia, nel suo complesso e principalmente della storia dell’identità italiana. Una identità nazionale nuova, acquisita all’estero, diversa da quella del paese di origine e da quella del paese di arrivo, nata da una vita spesa tra due mondi, che non prevede rotture ma continuità con il luogo di partenza e che mostra una forte tendenza a mantenere tratti della propria cultura. Il convegno ha visto la presenza di alcuni tra i più noti studiosi delle migrazioni italiane, toccando temi fondamentali come la mobilità in ancien régime, l’emigrazione femminile e minorile, il ruolo della chiesa cattolica tra gli emigranti italiani, il significato del viaggio nelle memorie dell’emigrazione italiana, fino all’analisi delle più recenti immigrazioni verso l’Italia. L’iniziativa del convegno, corredata da una mostra e da una rassegna cinematografica, si concluderà il 26 febbraio con una serata in musica, ideata dal circolo Gianni Bosio, in cui Giovanna Marini e Mariano De Simone ripercorreranno in musica il repertorio popolare ispirato alle vicende degli emigranti.

Patrizia Salvetti


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