Il 29 gennaio 2004, la multinazionale tedesca ThyssenKrupp annuncia la chiusura del reparto magnetico delle Acciaierie di Terni. Con sorpresa di tutti, una città che da tempo pensava di essersi tolta di dosso l’identificazione con la fabbrica e cercava – senza trovarle – identità alternative, si mobilita immediatamente attorno agli operai. Settimane di picchetti, blocchi stradali, solidarietà e preoccupazione: scene che a Terni si erano viste solo mezzo secolo prima, nella rivolta seguita ai tremila licenziamenti del 1953. Questo libro parte da quei giorni per raccontare in presa diretta, con gli strumenti della storia orale, della partecipazione osservante e della passione politica, le trasformazioni di una città industriale nell’era della globalizzazione. Ascolta i cambiamenti del mondo operaio – dalla tragica dismissione degli impianti di Torino alla piena espansione dell’acciaio indiano -, l’intreccio di culture del lavoro e culture giovanili, di linguaggi sindacali e linguaggi calcistici, di senso di classe e di impulsi nazionalistici, in una forza lavoro radicalmente cambiata, capace al tempo stesso di profondo oblio e di sorprendente memoria.
Archivi del mese: febbraio 2009
Il ricordo dell’Istria a Casa della Memoria e della Storia
“Naufraghi nella tempesta della pace”: così un servizio della Settimana Incom del febbraio 1947 definiva i profughi dell’Istria, di Fiume e della Dalmazia, e a questa efficace espressione si richiama il libro di cui si è discusso il 10 febbraio alla Casa della Memoria e della Storia (Naufraghi della pace. Il 1945, i profughi e le memorie divise d’Europa, a cura di Guido Crainz, Raoul Pupo e Silvia Salvatici, Donzelli editore). Fra i relatori Andrea Graziosi, docente dell’Università Federico II di Napoli e presidente della Sissco (Società per lo studio della storia contemporanea), Lutz Klinkhammer (direttore dell’Istituto storico germanico) e Raoul Pupo, docente dell’Università di Trieste. Erano presenti in sala l’addetto culturale dell’Ambasciata tedesca, dott. Christian Much, e l’editore Donzelli.
Dopo molte altre iniziative sull’argomento (fra cui una serata del luglio scorso, con la proiezione del film La città dolente di Mario Bonnard e del documentario Istria, il diritto alla memoria, di Anna Maria Mori) la Casa della Memoria e della Storia in questa occasione ha voluto collocare il dramma dell’Istria nel più ampio scenario europeo di cui fa parte. Il volume discusso il 10 febbraio considera infatti nel loro insieme i milioni di profughi del 1945, frutto sia degli sconvolgimenti bellici e delle deportazioni operate dalla Gemania nazista e dalla Russia staliniana, sia dei colossali spostamenti forzati di popolazione del dopoguerra, legati in parte agli spostamenti dei confini e in parte alle misure decise a Postdam. È una pagina largamente rimossa del Novecento europeo, ha sottolineato Andrea Graziosi, mentre Lutz Klinkhammer si è soffermato sulle espulsioni di dodici-tredici milioni di tedeschi dalla Polonia, dalla Cecoslovacchia, dall’Ungheria, dalla stessa Jugoslavia. Infine, soffermandosi in particolare sull’Istria, Raoul Pupo ha richiamato la vicenda di lungo periodo di cui la tragedia del secondo dopoguerra fa parte, e si è soffermato poi sulla “memoria difficile” di questi eventi.
Del libro e dell’iniziativa alla Casa della Memoria e della Storia si è parlato il 10 febbraio a “Cominciamo bene”, Rai Tre (ospite in studio Guido Crainz), a “Fahrenheit”, Radio3 (ospite in studio Silvia Salvatici), a Rai web (con un’intervista a Raoul Pupo). L’Ansa ha diramato un ampio servizio di Paolo Petroni, e l’iniziativa ha avuto uno spazio significativo anche nell’apertura delle pagine culturali romane del “Corriere della Sera”.
Annabella Gioia
Storie di migranti
Il Convegno “Migrazioni di ieri e di Oggi” e la mostra ospitata presso la Casa della Memoria e della Storia rappresentano una occasione unica per meglio raccontare, scavando fra i ricordi e le atmosfere di storie lontane, l’itinerario della grande emigrazione italiana di fine ’800. Ellis Island (N.Y.) dal 1892 al 1954 ospitò la più grande massa migratoria della nostra storia contemporanea, un fenomeno spesso ignorato, quasi una parentesi da cancellare e di cui vergognarsi. Capire perché queste persone se ne andarono e a quali umiliazioni devastanti dovettero piegarsi può essere uno sforzo utile che aiuta a capire il presente, riferito ai recenti processi migratori, a dimostrazione del fatto che c’è ancora una Ellis Island intorno a noi che appartiene a tutti coloro che per varie ragioni sono costretti a dover abbandonare i luoghi in cui sono cresciuti, una “umanità in cammino” per dirla con Salgado. Non daremmo quindi il giusto valore a questa iniziativa se ci fermassimo alla mera rievocazione storica, se non ci sforzassimo di cogliere un legame tra gli sguardi smarriti di un tempo e quelli di oggi. Ma non basta. Lo storico, l’economista, il sociologo studiano per grandi numeri, ci aiutano a capire il fenomeno, ma non è loro compito farci conoscere quali siano i percorsi dell’animo umano. Solo un coinvolgimento emotivo può dire qualcosa allo “storico” riportando al centro del dibattito non l’emigrazione ma l’emigrante, cioè una persona in cerca di senso che abbandona un proprio vissuto per approdare, suo malgrado, in altri mondi alla ricerca di una dimensione di vita più autentica. Per compiere questa operazione è stato utile valorizzare lo strumento fotografico, ma anche calarsi in una dimensione letteraria che fosse in grado di far emergere in superficie i sentimenti che coinvolgono milioni di esseri umani sradicati dai loro luoghi di origine.
Nino Di Paolo