Archivi del mese: maggio 2009

Cinema, storia e… il Sud – I edizione 2009

“Salvatore Giuliano” di Francesco Rosi (Italia 1962, 107 min.)
Il film racconta la vita del bandito Salvatore Giuliano, seguace del Separatismo e controverso eroe del popolo siciliano, ma racconta anche la Sicilia del dopoguerra e i rapporti tra mafia, banditismo, potere politico. Le azioni del bandito Giuliano culminano nel massacro di Portella della Ginestra nel quale perdono la vita undici persone e ne restano gravemente ferite altre trentatré. Da quel momento il governo istituisce un corpo speciale di polizia impegnato nella lotta alla mafia e al banditismo, per il quale Giuliano diviene il principale obiettivo. Attraverso le immagini di Rosi la cronaca diventa storia e si trasforma in tragedia sociale. Uscì con il divieto ai minori di 16 anni, un esempio di censura politica con l’intenzione di vietare la storia.
“Il mondo perduto” (I Parte durata circa 60 min.) I documentari di Vittorio De Seta. 1954-1955.
Introvabili da anni, sono i cortometraggi di un grande maestro del cinema italiano: nel 1954 Vittorio De Seta gira sei documentari in Sicilia (Lu tempu di li pisci spata, Isole di fuoco, Surfarara, Pasqua in Sicilia, Contadini del mare, Parabola d’oro). Fortemente innovativi, sono subito riconosciuti a livello internazionale.
Martin Scorsese ha definito De Seta “un antropologo che si esprime con la voce di un poeta”. Che si tratti dell’epica lotta dei minatori con le vene di zolfo in Surfarara o della danza feroce e arcaica dei tonnaroti in Contadini del mare, sempre De Seta rivolge il suo sguardo partecipe a realtà già allora minacciate da “uno sviluppo senza progresso”.
“I cento Passi” di Marco Tullio Giordana (Italia 2000-durata 114 min.)
Alla fine degli anni Sessanta a Cinisi, un piccolo paese siciliano, la mafia domina e controlla la vita quotidiana oltre agli appalti per l’aeroporto di Punta Raisi e il traffico della droga. 100 sono i passi che separano la casa del boss mafioso Tano Badalamenti da quella degli Impastato Il giovane Peppino Impastato, figlio di un piccolo affiliato alla mafia, animato da uno spirito critico e maturato nel clima del ’68, apre una piccola radio libera dalla quale denuncia con l’arma dell’ironia i potenti locali fra i quali Tano Badalamenti. La sua sfida è diretta contro il padre, l’autorità costituita, contro la Dc locale collusa con la mafia finché, nel maggio del ’78, verrà ucciso facendo passare la sua morte per un suicidio. E’ un film di impegno civile che si ispira ad una storia vera.
“Il mondo perduto” (II parte durata circa 50 min.) I documentari di Vittorio De Seta. 1958-59.
Nel ’58-59 De Seta dirige altri quattro importanti cortometraggi: in Sicilia (Pescherecci), in Sardegna (Pastori di Orgosolo; Un giorno in Barbagia), in Calabria (I dimenticati); il suo sguardo partecipe ci dona una preziosa testimonianza di riti, usanze e saperi ormai scomparsi. E lo fa senza trascurare la bellezza delle inquadrature, le innovazioni tecniche più recenti e l’eredità del cinema più importante del mezzo secolo precedente.
“Sangue vivo” di Edoardo Winspeare (Italia 2000-durata 95min.)
Nella provincia di Lecce due fratelli, un contrabbandiere e un musicista, sono tormentati e divisi dalla morte del loro padre: Pino, cinquant’anni, contrabbandiere, e Donato, trenta, musicista senza lavoro. Pino si arrangia con le sigarette, l’immigrazione clandestina di albanesi e altri lavoretti e mantiene tutti: la moglie, i figli, la vecchia madre, un’altra donna e Donato. Il suo sogno è quello di riuscire a mettere a frutto il talento musicale suo e del fratello per fare spettacoli e allontanare la presenza di malviventi e spacciatori. Ma Donato è debole e si rifiuta di suonare. Mentre Pino si esibisce con successo, Donato ricade nell’eroina e si fa coinvolgere in una rapina che lo trasforma in bersaglio della mafia locale.  Una rapina finita male sfocia in un finale tragico. E’ un film sulla riscoperta delle radici nella cultura salentina e la musica ne è un elemento portante sullo sfondo di un Salento vero e drammatico.
“Biùtiful Cauntri” di Esmeralda Calabria (Italia 2007-durata 83 min.)
Film documentario, realizzato nel 2007 da Esmeralda Calabria, Andrea D’Ambrosio e Peppe Ruggiero, che affronta il tema dell’emergenza rifiuti e dell’inquinamento in Campania: allevatori che vedono morire le proprie pecore per la diossina, contadini che coltivano le terre inquinate per la vicinanza di discariche. Storie di denuncia e testimonianza del massacro di un territorio dove sono presenti 1.200 discariche abusive di rifiuti tossici. Sullo sfondo una camorra imprenditrice che usa camion e pale meccaniche al posto delle pistole. Una camorra dai colletti bianchi, imprenditoria deviata ed istituzioni colluse, raccontata da un magistrato che svela i meccanismi di un’attività violenta che sta provocando più morti, lente nel tempo, di qualsiasi altro fenomeno criminale.


Cinema, storia e… il Sud

Si è appena conclusa la quarta edizione della serie “Cinema, storia e…” dedicata al Sud, svoltasi dal 21 al 23 maggio con la formula consueta di associare film di fiction e documentari.
La scelta del tema è nata dalla necessità di riaprire una riflessione sul nostro meridione di cui oggi, purtroppo, si parla prevalentemente in relazione alla criminalità organizzata e al deficit di legalità.
Problemi sui quali la Casa della Memoria e della Storia continua a dare grande attenzione, basti ricordare la giornata di lettura corale ad alta voce del libro di Roberto Saviano, “Gomorra”, che ha visto, nello scorso 21 ottobre, una partecipazione di cittadini e un grande coinvolgimento emotivo.
Nel nostro Sud permangono i problemi non risolti di arretratezza economica che, in questi ultimi anni, sono stati rimossi con l’emergere della “questione settentrionale” e quindi con la divisione del Paese, fenomeni che hanno avuto come effetto l’inabissarsi della “questione meridionale”.
Una rassegna cinematografica potrebbe riaccendere l’attenzione, i film e i documentari proposti sono stati girati in anni diversi, dal 1954 al 2007, un ampio spettro di immagini e di rappresentazioni sulla storia ma anche sulla cultura del meridione: Salvatore Giuliano, di Francesco Rosi (1962) racconta la Sicilia del dopoguerra, il separatismo e i rapporti tra mafia, banditismo e potere politico. I cento passi, di Marco Tullio Giordana (2000), parla sempre di mafia e potere, ma con gli occhi di un militante politico degli anni settanta, Peppino Impastato e la sua sfida al boss mafioso Tano Badalamenti. Un altro film del 2000, Sangue vivo di Edoardo Winspeare, si svolge in Salento, un’immagine vera e drammatica di un luogo in cui il tema della mafia locale si intreccia all’immigrazione clandestina ma anche alla musica e alla cultura salentina.
E di cultura parlano i lungometraggi di Vittorio De Seta, girati dal 1954 al 1959, una preziosa testimonianza di riti, usanze e saperi ormai scomparsi di una realtà che ha subito “uno sviluppo senza progresso”. Un documentario più recente, Biùtifull Cauntri, di Esmeralda Calabria, Andrea D’Ambrosio e Peppe Ruggiero (2007), affronta il tema dell’emergenza rifiuti e dell’inquinamento in Campania, un territorio dove sono presenti 1.200 discariche abusive di rifiuti tossici, sullo sfondo una camorra imprenditrice che provoca morti lente nel tempo.
Dunque una serie di lavori che descrivono una realtà mutata e che ci restituiscono in tutta la loro complessità i problemi irrisolti, ma nello stesso tempo ci aiutano a capire come sono cambiati i diversi meridioni d’Italia.

Annabella Gioia


La storia politica delle donne alla Casa della Memoria e della Storia

Lunedì 25 maggio alle ore 17 nella Sala multimediale Anna Rossi-Doria e Patrizia Salvetti hanno presentato l’ultimo “Annale” dell’Istituto romano per la storia d’Italia dal fascismo alla Resistenza, dal titolo: Percorsi di storia politica delle donne. Negli ultimi anni si sono moltiplicati i libri e le ricerche sulla storia delle donne; mostre e celebrazioni hanno accompagnato l’anniversario del primo voto femminile in Italia, si sono affrontati temi inediti come il femminismo degli anni Settanta, eppure, come ha sottolineato Annabella Gioia che coordinava l’incontro, la storia delle donne – soprattutto nelle scuole e nella manualistica- rimane sempre un “di più”, un’aggiunta alla storia generale, quella considerata “importante”. Da questa constatazione è nata l’attività didattica che l’Irsifar svolge, ormai da diversi anni, nelle scuole secondarie di Roma, affrontando temi quali la lunga strada verso una piena cittadinanza, il ruolo delle donne nelle due guerre mondiali e nel ventennio fascista, l’evoluzione delle strutture familiari, la cui conoscenza aiuta ad acquisire uno sguardo diverso su tutta la storia del nostro Paese. Da questa constatazione è nato anche il progetto dell’”Annale”, che affronta vari aspetti della storia politica delle donne, ampliando il panorama all’Europa e agli Stati Uniti, e prendendo in esame ad esempio la “questione del velo” in Francia o l’avvio di una storia delle donne nell’area ex jugoslava. Nel corso dell’incontro Anna Rossi-Doria ha evidenziato una serie di nodi problematici: perché la nostra rappresentanza politica femminile è la più bassa d’Europa? Perché le donne o vengono escluse o si autoescludono dalla politica? Come mai sui nodi cruciali della storia delle donne in età contemporanea sembra abbiano più da dire i sociologi che gli storici? Nei successivi interventi – soprattutto di docenti – la storia delle donne si è rivelata ancora una volta un terreno di indagine pieno di spunti e prospettive, ed è apparso chiaramente come ogni volta che si parla di donne sia impossibile lasciare fuori la nostra realtà attuale. Alla ormai consolidata presenza delle donne sulla scena sociale si accompagna la scarsa presenza sulla scena politica; se si guarda alle giovani donne emerge una scarsa coscienza dei propri diritti; sempre più spesso le donne compaiono in televisione come “corpi” e non come “volti”. Agli accenti preoccupati o pessimisti di molti interventi ha risposto, in finale, Anna Rossi-Doria, osservando che, grazie alle battaglie del femminismo, per le ragazze di ogni classe sociale e di ogni zona dell’Italia, oggi essere donna è non più percepito come un “disvalore”.

Irma Staderini


L’Europa tra passato e futuro

La Casa della Memoria e della Storia pone una particolare attenzione alle nuove generazioni, sia attraverso la costante collaborazione con le scuole, sia realizzando iniziative di formazione volte a sollecitare nei giovani interesse per il passato e capacità di riflessione sul presente.
Un tema che di recente è stato al centro di diverse iniziative dell’Irsifar – rivolte sia a studenti liceali che a giovani del servizio civile – ha riguardato la storia dell’Unione europea.
Nel manifesto per l’Europa del 1950, Robert Schuman così prefigurava la costruzione dell’Unione Europea: “L’Europa non può farsi in una sola volta, né sarà costruita tutta insieme. Essa sorgerà da realizzazioni concrete che creino innanzitutto una solidarietà di fatto”.
Lo stesso tema è stato ripreso di recente da Tzevetan Todorov: “Non dobbiamo pensare all’Europa con la mentalità degli ingegneri. L’Europa è un bricolage fatto da artigiani e umanisti che mettono insieme materiali antichi per costruire qualcosa di nuovo”. I “materiali antichi” rimandano ad una tradizione culturale comune, forse l’aspetto migliore della storia europea: una cultura comune aperta che non esclude le diversità ma le presuppone, una continua mediazione tra influenze e tendenze culturali diverse che hanno formato la civilizzazione e il patrimonio comune dell’Europa. Nel passato essa è stata terra di contrasti, di conflitti, di sopraffazioni, ma la sua realtà si è venuta definendo anche attraverso questo processo di unità nella contaminazione.
Il modello europeo di integrazione si fonda infatti sul principio base del riconoscimento della diversità/alterità e questo modello rappresenta la risposta europea al problema che la globalizzazione pone al mondo contemporaneo. Infine ci sollecitano a guardare al futuro le parole di un giovane diplomatico italiano esperto di Balcani: “Penso che l’Europa continuerà a esistere se non si dimentica che essa è soprattutto, un grande esperimento di pace, una conquista meravigliosa (…) Una ricetta contro gli abusi, le prevaricazioni, le oppressioni (…) Un’area di libertà dove i nemici di ieri utilizzano la stessa moneta, condividono le stesse leggi, competono su un mercato più grande, si muovono liberamente, leggono ciascuno i giornali dell’altro, vedono film e ascoltano canzoni ognuno nella lingua dell’altro (…) Dove si impara a crescere guardando al di là delle frontiere, assetati di novità e diversità.” (Fernando Gentilini, Infiniti Balcani, Pendragon, Bologna, 2007).

Annabella Gioia


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