Archivi del mese: ottobre 2009

Il corpo pensato, introduzione all’opera di Silvia Stucky

La Shoah, è una forma di progresso – dice Norbert Elias – perché è una barbarie che si inscrive in un processo di civilizzazione. Il nazismo e la Shoah non possono essere sbrogliati. Il nazismo è una versione reazionaria della modernità. È un movimento radicato nella città. È il bio-potere. Il soggetto umano desacralizzato, il mondo industriale e urbano è un terriccio dove germoglia la possibilità della Shoah.

Pronunciamo parole come umanesimo, diritti della persona, rispetto, equilibri naturali, cultura. Queste parole non hanno alcun peso rispetto a parole-chiave: “competitività, funzionalità, tecnologia.” Aggredito dalla richiesta esigente della prova o dell’argomentazione razionale, ciascuno di noi è portato a rinunciare al proprio diritto ad essere semplicemente umano, ad immaginare, sentire, essere solo con se stesso. Il rapporto dell’anima col mondo. Parlare della vita, di ciò che costituisce la posta fondamentale del dibattito umano.

Ho riconosciuto nell’opera di Silvia Stucky gli stessi valori della LICRA Italia, Lega Internazionale Contro il Razzismo e l’Antisemitismo che rappresento. Sono felice che lei mi abbia proposto di presentare questi video. Le jardin intérieur, Haiku e Come l’acqua che scorre sono opere profondamente a favore della pace.

Il richiamo di Silvia all’interiorità è frutto di una disciplina in cui rientra un’attenzione per la vita delle cose e delle persone. Il suo vedere è un atto critico, costruito con rigore e dedizione. L’haiku è un modello nella sua opera, haiku visivi, costellazioni minime, strutturate su vuoti e pieni, intervalli e assenze.

Silvia ritesse le memorie.

Il ricordo comincia con la cicatrice. Il tessuto, riparandosi, fa vedere il rammendo, come nel panno o nella tela. Il muscolo ferito, si ripara portando alle parti che hanno sofferto un supplemento di materia. Il ricordo s’imprime nelle opere.

L’opera di Silvia Stucky è una rete di tracce che rinvia ad altra cosa che esse stesse, perché non c’è presente che non si costituisca senza rinvio ad un altro presente. Quest’opera dà diritto a delle interpretazioni, a delle trasformazioni dell’immagine data, che sono altrettanti eventi. A causa delle tracce che la compongono, l’immagine esclude la totalizzazione e la chiusura. Fa succedere delle cose nuove, sorprendenti per chi ne fa l’esperienza. Un incontro con qualche cosa d’altro, che vi intima di rispondere della vostra lettura e di rendervene responsabile. Un’avventura che dipende ogni volta dalla situazione e da colui che guarda, ciò che permette in qualche maniera di firmare la sua interpretazione, la sua visione, il suo proprio gesto di decostruzione.

Silvia è più testimone che inventore.

Gli eventi hanno una dimensione corale, il linguaggio è dimesso, spoglio, asciutto ma capace di slanci e ascensioni. Colpisce la sua capacità di raggiungere un’altissima temperatura emotiva con un’assoluta semplicità.

Fabbricare delle microresistenze fa muovere le cose.

Ritirarsi dal mondo per esservi più vicino, nel suo epicentro per sapere ciò che ci costituisce. Un corpo pensato. 

Marie Eve Gardère

presidente della LICRA Italia


Introduzione al catalogo di Testi e Testimoni – II edizione

Allorché non prescriva addirittura un giuramento, l’atto del testimoniare rileva di una presenza diretta nel luogo e nel tempo in cui si sarebbe svolto un fatto. L’esserci stati davvero, lì e allora, significa poter narrare un avvenimento, un’atmosfera, un luogo. Rileggere un libro diventa l’occasione di rivisitare la nostra memoria storica e allo stesso tempo attualizzarla. Sta in ciò la forza di “Testi e Testimoni”, un’iniziativa curata dal Servizio Spazi Culturali e dall’Ufficio Comunicazione del IV Dipartimento, che questo Assessorato sostiene con convinzione.
Viviamo purtroppo in un‘epoca in cui la diceria e il pettegolezzo spadroneggiano a discapito di ogni forma seria di documentazione e di dimostrazione. Vent’anni fa Jean-Noel Kapferer pubblicava Le voci che corrono. I più antichi media del mondo, un saggio in cui già allora si lamentava la progressiva perdita della verità storica. È altresì positivo che, in aperta controtendenza, una manifestazione come questa cerchi di collegare lo scritto al parlato in un’unica narrazione, così da reintrodurre il significato e la forza delle parole vissute.
L’essere esistiti nel racconto che viene offerto al lettore e all’ascoltatore rappresenta del resto la condizione imprescindibile dell’esperienza, e cioè quella concreta adesione a un piano di realtà senza la quale tutto sfumerebbe in un chiacchiericcio inutile, in un dialogo tra orecchianti. Naturalmente sono i libri a dar corpo all’oralità: vale per Massimo Rendina intervistato da Gianni Bisiach, vale per i Ragazzi di vita di Pier Paolo Pasolini, vale per il grande romanzo di Pier Vittorio Tondelli. Al libro torna chi vive e chi legge, nel libro è trascritto e trasognato ogni fatto.
Questa seconda edizione in particolare ci narra di storie che appartengono interamente alla nostra cultura e alla nostra società: dalla Resistenza al Postmoderno, dalle lotte studentesche alla condizione giovanile, dalle fatiche del dopoguerra al formarsi della media borghesia italiana. E tutto questo, grazie alla voce viva dei testimoni, rivela la vera storia di un Paese e del suo popolo. Senza finzioni, senza spettacolo.

Assessore alle Politiche Culturali e della Comunicazione
Comune di Roma
Umberto Croppi


Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.