È assai significativo che la Casa della Memoria e della Storia abbia deciso di
ospitare una mostra su Scampia, luogo simbolo di un Meridione che appare
allo stesso tempo degradato e desideroso di risorgere. Scampia appartiene
non solo alla storia contemporanea di questo Paese ma anche alla sua
memoria, intesa come perdizione di fanciullezza e di speranza. Ciò almeno trapela
dai ritratti dei bambini che Davide Cerullo ha saputo immortalare con quella
umanità che mai può esser disgiunta dalla comprensione e dalla condivisione.
I bambini già adulti, a cui si nega il tempo irresponsabile del gioco, a cui si
impongono regole di sopravvivenza e di sopraffazione che rimandano a guerre
dichiarate. Quella strisciante di Scampia, invece, è un genere di conflitto senza
nemici visibili e in assenza dello Stato, in una terra di nessuno che è trincea ove
tutti stanno nascosti o in agguato, arrivando a sera illesi, pronti a ricominciare la
mattina seguente.
In qualche modo le fotografie di Cerullo ci ricordano che il mondo dei bambini
è sacro e che violare il candore dell’infanzia è uno dei comportamenti più spregevoli
che un adulto possa mai compiere. Ce ne ricordano perché non vi è
immagine nella quale, alla crudezza della sua evidenza, non si contrapponga
un segno di intatta purezza che questi protagonisti tuttora conservano, quasi
un’ombra, forse il riflesso di uno sguardo che appare più “ragazzino” del lecito,
nonostante le armi, nonostante la droga, nonostante quella vita brutta che scandisce
la quotidiana esistenza dei piccoli eroi, positivi e negativi, di Scampia. Un
destino, il loro, che mi fa tornare alla mente un autore da me molto amato,
quell’Antoine de Saint Exupéry per il quale “tutti i grandi sono stati bambini una
volta ma pochi di essi se ne ricordano”. Speriamo siano sempre di più.
Umberto Croppi
Assessore alle Politiche Culturali e della Comunicazione
Nel libro di Alessandro Pronzato e Davide Cerullo ci si chiede: «È possibile
entrare in una fotografia?» Gli autori si ponevano questa domanda a proposito
di quelle foto terribili di morti ammazzati osservati dalla gente con
indifferenza. E l’idea era quella di poter “forzare” le foto ed entrare per ribadire la
sconcezza di quella morte e piegare l’indifferenza. È una domanda che mi sono
posta anch’io ma in senso opposto, perché le foto di Davide Cerullo permettono
di entrare nella fotografia, di farci provare sia l’emozione dello squallore sia
quello di una condivisione affettiva con i protagonisti dello scenario di abbandono:
i bambini di Scampia.
E solo Davide Cerullo, cresciuto a Scampia, poteva così bene, con quella speranza
mista a disperazione, rappresentare queste figure infantili, cogliendole
nella straordinaria “maturità” di uno sguardo che ha visto troppo, che è troppo
consapevole pur mantenendo una perentoria innocenza.
Nella poesia di Danilo Dolci che Davide, il redento, legge a Ciro, suo alter ego,
ancora non traviato, c’è un verso importante: «Ciascuno cresce solo se sognato
»; ebbene, a me sembra che Davide abbia tentato, in queste foto, anche di
“sognarli” questi bambini e, nel suo sogno, di riscattarli dall’oscurità che li vorrebbe
risucchiare.
Bisogna ricordare che, come hanno sempre affermato grandi autori per l’infanzia,
gli adulti opprimono i bambini in molti modi, talvolta anche efferati, ma certo
quello di costringerli a diventare violenti è uno dei peggiori.
Questa mostra ha un particolare significato alla Casa della Memoria e della
Storia, perché consente di osservare senza troppo distacco un angolo di storia
contemporanea, risultato di diverse epoche italiane, che ancora non abbiamo
riscattato e che richiede ancora molto del nostro impegno.
Stefania Fabri
Responsabile Servizio programmazione e gestione
Spazi Culturali del Dipartimento Cultura del Comune di Roma
Ibambini: chi li ha visti? Con questa domanda provocatoria Alessandro Pronzato
ci introduce alla lettura del libro Ali bruciate. I bambini di Scampia che ha scritto
insieme a Davide Cerullo e che contiene una parte delle foto presenti alla
mostra.
Un libro su Scampia, sì, certo, ma è più giusto dire un libro sui bambini di Scampia,
perché Davide Cerullo, ex bambino di Scampia, ha in mente proprio loro
quando racconta a Alessandro Pronzato, scrittore e prete, la sua di infanzia:
senza giochi, senza scuola, senza sogni, senza neppure il diritto di avere paura…
perché i bambini della camorra non devono avere paura. Davide, è stato uno
di questi bambini, reclutato ancora imberbe per operazioni rischiose e per traffici
illegali.
I bambini: chi li ha visti? Davide li ha visti e li ha anche fotografati, con la tenerezza
e il rispetto di chi conosce e vede ciò che nessun obiettivo potrebbe vedere
e tanto meno registrare. Sono foto bellissime, intense; foto che denunciano
l’urgenza di restituire a questi bambini le ali, perché in proporzione alla possibilità
di volare, con la fantasia, con la cultura, con un ambiente che ne rispetti la
crescita, questi bambini potranno alimentare la speranza, impegnarsi per un
futuro diverso e, in definitiva, diventare adulti.
Perché quello della violenza e dell’illegalità non è un mondo di adulti, ma di bulli.
In queste foto di Davide Cerullo lo spazio – di cui quello fisico, fissato dall’obiettivo,
è solo una metafora – è stracciato, rotto e spalancato dalla forza dirompente
degli occhi di questi bambini che non rinunciano a guardare fuori, lontano,
verso il futuro.
Ed è in nome della speranza e del futuro che la Casa della Memoria e della
Storia ha dedicato una mostra a queste foto di bambini.
Paoline Editoriale Libri
Chi è Davide Cerullo
DAVIDE CERULLO è nato nel 1974 in Corso Mianella,
alla periferia di Napoli. È il nono di quattordici
figli. Nel 1980 si trasferisce con la famiglia
a Scampia, in una delle Vele, potendo disporre
di un appartamento assegnato dal Comune.
Qui vive un’infanzia tutt’altro che facile e
serena, conoscendo ben presto la povertà e i
grossi problemi della vita quotidiana, nonché
la separazione dei genitori.
Strappato dalla scuola all’età di tredici anni,
viene arruolato nella malavita che lo condurrà
nell’infernale ingranaggio del sistema camorristico.
Potrà disporre di soldi e droga, con un
posto di rilievo assicurato nei quadri camorristici.
Durante un soggiorno nel carcere di Poggioreale
entra in contatto con il Vangelo grazie a
una copia trovata sulla propria branda al rientro
dall’ora d’aria. Dal libricino strapperà alcune
pagine che porterà con sé e che costituiranno
un incessante motivo di inquietudine. Il suo non
è stato un cambiamento immediato. Infatti, dopo
essere uscito di prigione, torna alla vita di
prima. Tuttavia i rimorsi, il vuoto e l’insoddisfazione
non gli danno tregua. E così inizia a intravedere
una possibilità di riscatto. Il cammino di
recupero non è agevole, con cadute e parecchie
sconfitte.
Oggi, però, ha ritrovato il proprio equilibrio interiore
grazie anche alla responsabilità assunta
nei confronti della famiglia che ha formato con
Patrizia, una presenza determinante nella sua
evoluzione, insieme a quella di alcuni sacerdoti.
È consapevole di non poter tradire la fiducia
dei suoi due bambini, Alessandro e Chiara.
Il coautore del libro “Ali bruciate”
ALESSANDRO PRONZATO, sacerdote dal 1956,
ha fatto della scrittura il suo strumento di servizio
al Vangelo. Autore prolifico, ha pubblicato
più di 125 opere tradotte in molte lingue, compreso
il giapponese. Con Vangeli scomodi
(Milano, 2007) si impone sul grande pubblico,
anche al di fuori dell’ambito strettamente religioso.
Tra le sue opere si segnalano: Il Don Camillo di
Guareschi. Un prete come si deve (Milano, 2008);
Stelle sul mio cammino (Milano, 2006); La predica
prova della fede? (Milano, 2005). Per Paoline
Editoriale Libri ha pubblicato: Il folle di Dio.
San Luigi Orione (Milano, 2004).
Presta il suo servizio nella Chiesa anche attraverso
conferenze, corsi di esercizi spirituali e rubriche
radiofoniche.