Archivi del mese: aprile 2012

D’après

 

 

 

 

Quando ho visitato la “Casa della Memoria e della Storia” per la prima volta ho provato una sensazione particolare, il tempo era come sospeso. Venivo dal traffico, carico d’ansia per cercare di arrivare in tempo e dopo aver trovato, finalmente, il parcheggio, sono giunto in questo luogo che per me ha una funzione ansiolitica.

Qui mi calmo e riesco a riflettere come in pochi altri luoghi. Sarà perché è situato nella parte di Trastevere più tranquilla, a ridosso dell’orto botanico, in un clima che ricorda, automobili a parte, la Roma del Pinelli.

Guardando le bacheche che sono al piano terra, fra documenti e libri, m’imbatto in un disegno di Saro Mirabella. Un bel disegno a carboncino che fa bella mostra di sé appeso a una parete della sala d’accoglienza. Devo confessare che non mi ero subito accorto che fosse di Saro e l’avevo senz’ombra di dubbio attribuito a Renato Guttuso. Solo tornando più volte in quel luogo e guardandolo più attentamente, mi sono accorto che la firma del disegno portava un altro nome.

Saro Mirabella, conterraneo di Guttuso, è stato un ottimo pittore molto vicino all’opera del maestro; ne assimilò talmente bene la lezione da acquisirne i modi e lo stile, tanto da essere spesso scambiato per lui. Il disegno, difatti, è vigoroso come solo il miglior Guttuso avrebbe potuto fare. È lì che nasce l’idea della mostra.

Ne ho parlato con qualche allievo, con Bianca Cimiotta Lami e con Dario Evola e tutti mi sono sembrati sinceramente entusiasti, subito partecipi. Mi sono tornati alla memoria, e forse solo qui potevano con tanta intensità esplicitarsi e dispiegarsi davanti ai miei occhi, come se guardassi un film, i disegni ad olio di Cagli sui campi di sterminio, le montagne di cadaveri disegnate da Zoran Music, con pochi segni rarefatti, il Mafai delle torture o Leoncillo che con una terracotta policroma tutta espressionista ritrae il cadavere di una donna uccisa dai nazisti a Viale Giulio Cesare.

Vorrei far rivivere le stesse sensazioni ai giovani artisti dell’accademia, portarli ad un confronto con i maestri del passato, giovani come loro nel momento della guerra e pervasi dall’urgenza di testimoniare quello che stava accadendo.

Per loro era importante dirlo, tirar fuori la voce usando i mezzi a loro disposizione, senza tradire la propria ricerca formale e anzi, traendone vigore e slancio.

Ho perciò coinvolto un gruppo di allievi che ritenevo idonei a guardare questi esiti con l’occhio tecnico di chi studia e apprende la lezione da chi l’ha preceduto e ha segnato il terreno prima di lui.

Li ho stimolati ad eseguire dei d’après, come Picasso usava fare con i suoi maestri elettivi. Ricordiamoci quando, quasi ossessivamente, eseguì un’ampia serie di disegni e dipinti ispirandosi al quadro di Velazquez “Las meninas”.

Attenzione, fare un d’après non è copiare. È un’operazione che oltre ad essere un omaggio, ci mette in relazione stretta con il maestro e ci aiuta a ripercorrere formalmente quel sentiero, a riprendere il filo rosso tecnico ed emotivo, ci fa crescere umanamente.

Insegno Disegno in Accademia e lavoro con gli allievi mostrando spesso monografie di artisti del passato e contemporanei, perché ritengo che solo conoscendo più mondi formali e quindi poetiche eterogenee, si possa crescere e trovare il proprio linguaggio.

Mi auguro che questo incontro tra maestri e giovani artisti sia stato proficuo a noi tutti per costruire una memoria comune che tenga lontane le sirene dell’oblio, tanto care alla società del consumo e dell’effimera apparenza.

 

di Pier Luigi Berto

[Docente Accademia Belle Arti Roma]

 


Esperienze: Artisti tra due generazioni

 

 

Uno spaccato di vita che s’ispira ai più significativi protagonisti del panorama dell’Arte del Novecento, che prende spunto dai fatti dell’ultimo conflitto mondiale (1943 -1945) e dalle sue estreme conseguenze; un periodo ricordato dall’uomo come il più tragico della sua recente storia.

La mostra raccoglie sedici tavole realizzate da altrettanti allievi d’arte che attraverso l’uso del gusto pittorico, grafico, plastico e della riflessione storico-culturale si sono confrontati con i grandi artisti che per motivi temporali o di memoria rimandata si sono trovati coinvolti dall’azione e dal sentimento del conflitto, della Resistenza e della Liberazione. Attraverso le immagini questa mostra pone delle importanti domande maturate da due diverse esperienze, cioè da coloro che le hanno vissute e da quelli che, invece, le hanno conosciute attraverso i racconti degli anziani o nelle letture dei libri.

Si tratta di due generazioni apparentemente lontane che scovano tra gli spettri della guerra i dolori, le urla e la tragica disperazione che vieta ogni silenzio. Fragili silenzi quasi sordi, nonostante il rumore che producono, vivono nella Memoria dell’Uomo per non dimenticare, per riconoscere i propri padri e i veri maestri. Così difficile! Una Resistenza protratta nel dolore di chi c’era, di chi ha ricordato e di chi ricorda. Molti i protagonisti di questa lunga agonia che hanno partecipato attivamente ai movimenti, alla Resistenza e alla Lotta di Liberazione. Questi artisti sono più di quanto possiamo immaginare, le loro opere rimangono una testimonianza, un documento unico dell’assurdo ideologico e allo stesso tempo esprimono il vigore e la forza dell’Arte quando questa realizza il suo massimo impegno nel diniego nei confronti dell’orrore.

Le testimonianze tante e complesse non si svolgono in successione cronologica o tematica, ma vogliono essere appunti di brevi cenni di biografie perché solo attraverso queste possiamo conoscere meglio l’uomo e il suo tempo. Pericle Fazzini già nel ’44 crea la statua del “Fucilato”, una delle più espressive opere ispirate alla Resistenza. Sono i temi della drammaticità del dolore e dell’orrore, come l’altorilievo in pietra “Orrori della guerra”. Emilio Vedova aderirà alle formazioni partigiane sull’altipiano di Belluno: di lui indichiamo le opere “Operaio” e “Incendio al villaggio”. Ennio Morlotti parteciperà alla lotta di Liberazione in Alta Italia così come anche Ibrahim Kodra, proveniente da un piccolo villaggio dell’Albania centrale, allievo di Carlo Carrà, aderì alla Resistenza a Milano. Armando Pizzinato partecipò alle attività partigiane e fu incarcerato dai fascisti sino al giorno della Liberazione interrompendo così la sua attività artistica per poi riprenderla nel 1945 quando Venezia sarà di nuovo libera. Esplicativi sono la raccolta di disegni “Partigiani uccisi (1944-45)” e l’enorme e potente dipinto del 1949 il “Fantasma percorre l’Europa”. I disegni dalla serie “Gott mit Uns” di Renato Guttuso realizzati nel 1981 furono ispirati da suoi lavori realizzati nel 1944 all’indomani dell’Eccidio delle Fosse Ardeatine: il filo del ricordo richiama alla memoria il suo pensiero. Sconcertanti le testimonianze dell’Olocausto nelle opere di Zoran Music, “Non siamo gli ultimi”, incisioni e dipinti tratti dal ciclo degli anni ’70, ispirati agli appunti presi durante il periodo di prigionia. La Memoria che tesse. Detenzione, oppressione, inibizione dei sensi, immaginazione ingannata, diritto di vivere reciso, condannato attraverso l’umiliazione del genere umano a cui sarà rifiutata la libertà di esistere. Un macabro teatro in nome di un’ideologia che ha radici antiche e profonde e che ancora oggi stentiamo a pensare che siano ancora vive e presenti. Nei campi di concentramento, nei Lager nazisti ci sono immagini fisse, simboli dell’orrore dove si nasconde e s’insinua un vero e squallido mistero. Segni a fuoco impressi come tatuaggi mettono a nudo il marchio del dolore. Sono pensieri che non passano mai. Li possiamo trovare nelle opere e nei disegni di guerra di Corrado Cagli, nel “Torturato” di Fazzini del ’45, negli scritti e nei lavori di Renzo Vespignani, nei “Martiri di Piazza Loreto” del ’44 di Aligi Sassu. Sono pensieri impressi nell’opera di Pablo Picasso nel “Guernica” e in quelle di Leoncillo, Turcato, Franchina, Mirko, Afro: come negli interventi di Alberto Burri che dal campo di prigionia in Texas darà inizio alla sua attività artistica. E ancora li troviamo nel ricordo del Lager di Buchenwald dove sempre Corrado Cagli esiliato, combattente nei ranghi dell’esercito degli Stati Uniti partecipò alla liberazione dei prigionieri del campo di sterminio. Queste alcune delle testimonianze che possiamo andare a cercare, appunti cuciti insieme per tirare un filo, per riconoscere il segno che collega il passato al suo presente verso il futuro. La Resistenza è stata un fenomeno così complesso che insieme ha messo in moto le forze politico-sociali e culturali più disparate, individui e movimenti formati da caratteri diversi e affini, tutti atti verso un moto di Liberazione.

di Bianca Cimiotta Lami

[Docente e Responsabile Eventi e Comunicazione dell’Accademia Koefia di Roma]

 


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