<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	xmlns:georss="http://www.georss.org/georss" xmlns:geo="http://www.w3.org/2003/01/geo/wgs84_pos#" xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/"
	>

<channel>
	<title>Memoria e Storia</title>
	<atom:link href="http://casamemoria.wordpress.com/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://casamemoria.wordpress.com</link>
	<description>Rivista telematica della Casa della Memoria e della Storia</description>
	<lastBuildDate>Mon, 12 Dec 2011 16:04:24 +0000</lastBuildDate>
	<language>it</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.com/</generator>
<cloud domain='casamemoria.wordpress.com' port='80' path='/?rsscloud=notify' registerProcedure='' protocol='http-post' />
<image>
		<url>http://s2.wp.com/i/buttonw-com.png</url>
		<title>Memoria e Storia</title>
		<link>http://casamemoria.wordpress.com</link>
	</image>
	<atom:link rel="search" type="application/opensearchdescription+xml" href="http://casamemoria.wordpress.com/osd.xml" title="Memoria e Storia" />
	<atom:link rel='hub' href='http://casamemoria.wordpress.com/?pushpress=hub'/>
		<item>
		<title>Il loro Natale</title>
		<link>http://casamemoria.wordpress.com/2011/12/12/il-loro-natale/</link>
		<comments>http://casamemoria.wordpress.com/2011/12/12/il-loro-natale/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 12 Dec 2011 15:35:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Casa Memoria</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://casamemoria.wordpress.com/?p=1166</guid>
		<description><![CDATA[di Gabriella Gallozzi &#160; &#160; Non c’è distanza. Non c’è separazione tra chi si mette in scena e chi lo racconta. E’ un unico livello, un piano che accomuna quanti la vita l’hanno sempre vissuta dal basso. Quel livello strada che non ti offre alternative, né chance, ma solo emarginazione, povertà, tossicodipendenza e furti obbligati. [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=casamemoria.wordpress.com&amp;blog=4487892&amp;post=1166&amp;subd=casamemoria&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di Gabriella Gallozzi</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Non c’è distanza. Non c’è separazione tra chi si mette in scena e chi lo racconta. E’ un unico livello, un piano che accomuna quanti la vita l’hanno sempre vissuta dal basso. Quel livello strada che non ti offre alternative, né chance, ma solo emarginazione, povertà, tossicodipendenza e furti obbligati. Ed è qui la forza straordinaria di <em>Il loro Natale</em> di Gaetano Di Vaio, regista e produttore napoletano che quell’esperienza lì l’ha vissuta in prima persona, raccontandocela in questo lavoro che, più che un documentario, è un intervento a cuore aperto nel ventre di una Napoli invisibile. Quella delle famiglie dei detenuti di Poggioreale: mogli, madri e figlie “condannate” a loro volta a inventarsi una vita possibile per seguire da lontano i loro familiari dietro le sbarre.</p>
<p>Eccole allora Mariarca, Maddalena, Titina e Stefania donne “combattenti” in lotta con la povertà, con i figli da crescere da sole e i mariti in carcere che, quando usciranno, sanno già che torneranno a rubare, scippare fino al prossimo arresto. Mariti che, nonostante tutto, continuano ad amare. Che spesso hanno conosciuto da bambine, in quelle strade di periferia – Scampia, Piscinola, Secondigliano – dove l’unica certezza è l’emarginazione. Donne, anzi, ragazze giovanissime pronte ad inventarsi mille lavori per tirare avanti. Persino i numeri della tombala da “tirare” a notte fonda, dopo una giornata di fatiche, per mettere insieme qualche euro. Un tran tran estenuante, sempre uguale, che si interrompe solo un giorno a settimana: quello del colloquio. I preparativi per mettere insieme il “pacco” sono frenetici. Chi cucina il pesce, chi prepara i vestiti puliti. E poi la fila, lunghissima, infinita davanti a Poggioreale che comincia già dalla notte precedente. Pioggia o bel tempo che sia. “Ci trattano peggio dei detenuti”, strilla una delle donne in fila. Un’altra, rom, dice che i suoi figli non possono vedere il padre senza il certificato di nascita, nonostante siano nati in Italia. C’è chi spinge, chi scavalca le transenne. Una donna incinta racconta di quei tre giorni passati in ospedale per la botta presa da un ragazzo che si è buttato giù dalla grata di separazione. Mentre un anziano fa da vigile urbano tra la folla dei parenti per portarsi a casa qualche euro.</p>
<p>Gaetano Di Vaio è lì giorno e notte tra la folla dei familiari, nelle case delle mogli dei detenuti. Adesso in attesa del Natale, l’ennesimo che passeranno lontane dai loro affetti. Parla la loro lingua il regista che non è solo il napoletano stretto che ha bisogno dei sottotitoli. Ma una lingua più viscerale. Quella di chi la disperazione l’ha conosciuta bene ed è riuscito ad uscirne. Non dimenticandola, però. Anzi volendola raccontare ai tanti indifferenti. Così come Gaetano Di Vaio sta facendo con la sua casa di produzione cinematografica, Figli del Bronx che ha trionfato, proprio all’ultimo festival di Venezia, con una delle più belle opere prime del nostro cinema: <em>La-bas</em> di Guido Lombardi, in memoria dei sei giovani africani massacrati dalla camorra a Castel Volturno nel 2008.</p>
<p>&nbsp;</p>
<br />Filed under: <a href='http://casamemoria.wordpress.com/category/uncategorized/'>Uncategorized</a>  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/casamemoria.wordpress.com/1166/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/casamemoria.wordpress.com/1166/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/casamemoria.wordpress.com/1166/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/casamemoria.wordpress.com/1166/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/casamemoria.wordpress.com/1166/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/casamemoria.wordpress.com/1166/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/casamemoria.wordpress.com/1166/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/casamemoria.wordpress.com/1166/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/casamemoria.wordpress.com/1166/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/casamemoria.wordpress.com/1166/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/casamemoria.wordpress.com/1166/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/casamemoria.wordpress.com/1166/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/casamemoria.wordpress.com/1166/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/casamemoria.wordpress.com/1166/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=casamemoria.wordpress.com&amp;blog=4487892&amp;post=1166&amp;subd=casamemoria&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://casamemoria.wordpress.com/2011/12/12/il-loro-natale/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
	
		<media:content url="" medium="image">
			<media:title type="html">Casa Memoria</media:title>
		</media:content>
	</item>
		<item>
		<title>STERMINIO IN EUROPA</title>
		<link>http://casamemoria.wordpress.com/2011/12/12/sterminio-in-europa/</link>
		<comments>http://casamemoria.wordpress.com/2011/12/12/sterminio-in-europa/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 12 Dec 2011 14:56:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Casa Memoria</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://casamemoria.wordpress.com/?p=1162</guid>
		<description><![CDATA[STERMINIO IN EUROPA “WISSEN MACHT FREI” (La conoscenza rende liberi)   &#160;   di Aldo Pavia (ANED Roma)    &#160;       Sterminio in Europa può essere definita una mostra che si propone di assolvere al compito più ampio e necessariamente ambizioso di trasmettere attraverso la conoscenza, il formarsi di una memoria non solo legata [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=casamemoria.wordpress.com&amp;blog=4487892&amp;post=1162&amp;subd=casamemoria&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>STERMINIO IN EUROPA</em></strong></p>
<p><strong>“WISSEN MACHT FREI” (La conoscenza rende liberi)</strong></p>
<p align="center"><strong> </strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>  di Aldo Pavia (ANED Roma)   </p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong> </strong></p>
<p align="center"><strong> </strong></p>
<p align="center"><strong><em> </em></strong></p>
<p><em>Sterminio in Europa</em> può essere definita una mostra che si propone di assolvere al compito più ampio e necessariamente ambizioso di trasmettere attraverso la conoscenza, il formarsi di una memoria non solo legata strettamente alle atrocità dei lager ed alla disumanità di una pagina della storia del secolo scorso, ma anche e soprattutto al contesto storico in cui fu possibile perseguire la distruzione di uomini e civiltà. L’ASSOCIAZIONE EX DEPORTATI NEI CAMPI NAZISTI (ANED) che già aveva realizzato mostre di particolare rilievo quali quelle su Auschwitz, su Anne Frank, in collaborazione conla Fondazione Frank, su ciò che restava dei lager, e altre più circoscritte ma di altrettanta importanza, pressata da innumerevole richieste in particolare dal mondo scolastico, decise di realizzare uno strumento che non solo rispondesse alla necessità dei giovani di sapere ma che si rendesse più facilmente utilizzabile, anche in spazi ristretti, e che permettesse una “visione guidata” attraverso immagini che dovevano trovare una loro collocazione ed un loro preciso significato correlandosi ai fatti e momenti topici della storia europea che formavano via via negli anni le radici della deportazione e dello sterminio, valorizzandone particolarmente l’aspetto didattico e formativo.</p>
<p>Per facilitare  la fruibilità di testi e di immagini si è scelta la soluzione in 40 pannelli, ognuno capace di vivere di vita propria ma l’uno legato all’altro nello snodarsi del racconto storico. Una mostra che è anche “giornale murale”, una tecnica informativa e formativa che potrebbe oggi sembrare obsoleta ma che in verità è da ritenersi, alla luce del successo molto ampio fin qui registrato in molte importanti occasioni ancora valida.</p>
<p>Una mostra che è stato possibile realizzare, e corre il dovere di ricordarlo, grazie al faticoso e doloroso impegno di Giandomenico Panizza, superstite di Mauthausen e di Gusen ove giovanissimo venne deportato per aver partecipato agli scioperi del marzo 1944. Al suo fianco collaborarono i superstiti dei lager nazisti, ognuno con suggerimenti, ognuno portando la propria esperienza personale e il contributo di conoscenza e di testimonianza. Dal 1974, tirata in migliaia di esemplari, questa mostra è stata presentata in tutta Italia, in scuole, Università,  fabbriche, nelle sedi di innumerevoli sezioni dei partiti democratici, sindacati e in altri luoghi e circostanze appositamente dedicate.</p>
<p>Dovunque fu esposta raccolse interesse e apprezzamento di giovani e meno giovani portandoli tutti alla scoperta ed alla conoscenza di una vicenda che ha colpito l’Europa e il nostro paese ma che non deve e non può essere ritenuta frutto tragico della tragicità di una guerra, bensì criminale progetto culturale e politico di regimi che avrebbero voluto dare un “nuovo ordine” all’Europa, nuovo ordine basato sul razzismo, sulla privazione dei diritti di libertà e di giustizia, sulla negazione dei valori di democrazia, sul potere dei pochi e sulla distruzione dei “diversi” a qualsiasi titolo ritenuti tali.</p>
<p>La mostra infatti apre la sua narrazione con la prima guerra mondiale e mette in evidenza l’incitamento a sterminare il nemico con qualsiasi mezzo psicologico, morale e fisico. Incitamento che troverà cittadine e cittadini, giovani e bambini non solo tedeschi che lo faranno proprio e vedranno nello sterminio un obbiettivo non solo accettabile ma ancor più necessariamente perseguibile per conquistare il potere e mantenerlo.</p>
<p>L’affermarsi del fascismo in Italia e del nazismo in Germania vengono presentati nelle immagini e nelle parole foriere dello sterminio in Europa, sottolineano come la nascita dei lager non sia stata una improvvisa follia o una particolare contingenza ma il dispiegarsi di un ben preciso disegno fortemente voluto, cui lo scoppio della guerra, anch’essa voluta perché necessaria per il raggiungimento di precisi traguardi ideologici, di potere e territoriali, fornì l’occasione per una accelerazione ma certamente non ne rappresentò la ragion d’essere.</p>
<p>Infine i pannelli dedicati all’orrore e ai nomi dei principali  lager di sterminio e di annientamento contengono immagini di forte valore documentario e didascalie di preciso impatto didattico. Senza alcuna concessione a retorica o a compiacimento del e nel dolore. La realtà nella sua cruda sincerità. Anche a Roma questa mostra ha trovato molteplici collocazioni e momenti di incontro con la popolazione., in biblioteche della cintura urbana e al Teatro India in occasione delle rappresentazioni del lavoro teatrale “I me ciamava per nome….” Testo Teatrale sull’unico campo di sterminio italiana,la Risieradi San Saba a Trieste di Renato Sarti, portato a Roma dal Teatro della Cooperativa di Milano.   Un particolare successo ha avuto quando, nell’ambito delle prime iniziative per il Giorno della Memoria, il Comune della capitale, attraverso l’impegno dell’allora Assessorato alle Politiche Educative e Scolastiche, in collaborazione con l’ANED, l’ANPI e le Ferrovia Italiane, ne ha voluto l’esposizione all’interno di carri bestiame su un binario ferroviario della Stazione Tiburtina, da cui partirono per l’ignoto gli ebrei romani strappati alle loro case il 16 ottobre 1943 e i non ebrei del 4 gennaio 1944. Centinaia di classi l’hanno visitata ed hanno ascoltato le testimonianze dei pochi superstiti. Centinaia e centinaia di giovani e centinaia di adulti che hanno potuto così prendere coscienza e conoscenza di un dramma senza uguali rendendosi consapevoli che il “Mai Più” giurato alla liberazione dei lager da parte dei sopravvissuti non è promessa vana ma è e deve essere impegno di tutti,  sempre ed ovunque e per tutti.</p>
<br />Filed under: <a href='http://casamemoria.wordpress.com/category/uncategorized/'>Uncategorized</a>  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/casamemoria.wordpress.com/1162/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/casamemoria.wordpress.com/1162/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/casamemoria.wordpress.com/1162/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/casamemoria.wordpress.com/1162/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/casamemoria.wordpress.com/1162/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/casamemoria.wordpress.com/1162/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/casamemoria.wordpress.com/1162/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/casamemoria.wordpress.com/1162/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/casamemoria.wordpress.com/1162/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/casamemoria.wordpress.com/1162/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/casamemoria.wordpress.com/1162/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/casamemoria.wordpress.com/1162/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/casamemoria.wordpress.com/1162/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/casamemoria.wordpress.com/1162/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=casamemoria.wordpress.com&amp;blog=4487892&amp;post=1162&amp;subd=casamemoria&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://casamemoria.wordpress.com/2011/12/12/sterminio-in-europa/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
	
		<media:content url="" medium="image">
			<media:title type="html">Casa Memoria</media:title>
		</media:content>
	</item>
		<item>
		<title>introduzione a Grace Paley di Sara Poli</title>
		<link>http://casamemoria.wordpress.com/2011/10/10/introduzione-a-grace-paley-di-sara-poli/</link>
		<comments>http://casamemoria.wordpress.com/2011/10/10/introduzione-a-grace-paley-di-sara-poli/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 10 Oct 2011 14:20:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Casa Memoria</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://casamemoria.wordpress.com/?p=1157</guid>
		<description><![CDATA[di Sara Poli  &#160; Ho visitato più volte Grace Paley nella sua pionieristica casa di legno circondata da orti e boschi sulle colline del Vermont dove ormai abitava permanentemente dopo una vita a New York, la città descritta magnificamente nei suoi racconti. Manteneva l’apparenza sciatta e simpatica della donna di sinistra “con una vena materna [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=casamemoria.wordpress.com&amp;blog=4487892&amp;post=1157&amp;subd=casamemoria&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di Sara Poli </p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ho visitato più volte Grace Paley nella sua pionieristica casa di legno circondata da orti e boschi sulle colline del Vermont dove ormai abitava permanentemente dopo una vita a New York, la città descritta magnificamente nei suoi racconti. Manteneva l’apparenza sciatta e simpatica della donna di sinistra “con una vena materna di tarda controcultura”, come dice nel suo racconto <em>Amiche</em>, con vestiti comodi e ampi come i suoi modi informali. In questi squarci della sua “ordinary life” a cui ero presente, lei era capace di raccogliere broccoli e pomodori dal suo orto, di ricevere l’omaggio di un fiore di bosco dal suo imprevedibile marito, Bob Nichols, scrittore, poeta,taglialegna e allo stesso tempo di ascoltare una stazione radio di sinistra, sempre vigile alle sorti del mondo. Intorno c’erano le amiche, la figlia che spesso passava di lì con i nipotini adottivi, arrivavano da New York telefonate del figlio Danny.</p>
<p>“Ho un’avidità terribile -disse in una sua intervista- non mi piace rinunciare alla famiglia per scrivere. Non mi piace rinunciare a scrivere per la famiglia. Non mi piace rinunciare alla politica per andare alle feste di famiglia e non mi piace sentire la mancanza dei miei nipotini solo perché devo finire un pezzo”. Era sempre indomabile, vigile, curiosa anche se la durezza di eventi a lei vicini &#8211; ad esempio la perdita di familiari, di carissime amiche,i disastri delle nuove generazioni e le tragedie mondiali avevano scavato più solchi sul suo volto così gradevole e aperto.</p>
<p>“La vita di campagna è estremamente vivace e attiva – scrisse rispondendo a chi le chiedeva se vivere in campagna era noioso per lei, scrittrice metropolitana per eccellenza- i giorni e le serate sono piene di eventi sociali e di comunicazione umana. Incontri a tutti i livelli, dalla cura all’ambiente, alle varie cooperative, alle riunioni scolastiche, alla preparazione di azioni di protesta antinucleari”.</p>
<p>Grace Paley era nata nel Bronx, a New York nel 1922 da genitori ucraini ebrei socialisti, Mary e Isaac Ridnyk Goodside, perseguitati dal regime zarista e approdati ventenni a New York. La tipica evoluzione di questo tipo di emigranti, intellettuali di prima generazione, il padre amatissimo, medico, grande narratore, la madre più in ombra e sempre rimpianta perché morta quando Grace, ventenne, consumava &#8211; come dice lei – “in modo esuberante i giorni e le notti” ed era troppo distratta per starle accanto nel lungo periodo della sua malattia terminale. Fratelli e sorelle ma soprattutto per lei, la più piccola della famiglia, “altre madri”, le zie, le cugine, tutte quelle altre madri a cui è dedicato un suo racconto, le donne che, sempre con le sue parole “sono tanto più avulse degli uomini dalle astrazioni e tanto più vicine alla nascita e alla morte”. Così Grace cresce circondata di affetti in una comunità allargata, grande lettrice ma autodidatta, ribelle all’istituzione scolastica, impaziente di andare fuori nel mondo.</p>
<p>Si sposa a 22 anni con il primo marito, Jeff Paley, da cui divorzierà dopo 22 anni, fa lavori precari,conosce la povertà. E intanto continua a leggere e scrivere poesie, come ha sempre fatto fin da bambina. “Il bagaglio linguistico dei grandi poeti e in particolare il modo di parlare delle donne delle nostre famiglie e nelle strade (vivevamo molto per strada) veniva a far parte di un tutto”. E’ solo dopo la nascita dei figli Norah e Daniel, amatissimi e cresciuti insieme a tanti altri bambini nel Village degli anni ’50, quando Grace è sulla trentina, che incomincia a scrivere i racconti che l’hanno resa famosa. “Quello che intendeva per felicità &#8211; fa dire a Faith, la sua alter ego nel Midrash sulla Felicità &#8211; era avere o aver avuto (o continuare ad avere) tutto”. Per “tutto” lei intendeva per prima cosa i figli, poi una persona cara con cui vivere, un uomo preferibilmente, ma non necessariamente ( per “vivere con” intendeva per lungo tempo, ma non necessariamente). Insieme a ciò, e non in ordine di preferenza, voleva tre o quattro amiche intime a cui poter dire tutti i fatti personali e poi discutere a livello più ampio, profondo e disincantato i problemi economici, la corsa agli armamenti… l’asservimento del lavoratore americano a quella concezione economica, la complicità della popolazione maschile con tutta la struttura. E riguardo ai suoi temi: “si può scrivere di qualsiasi cosa al mondo ma la più esile storia, per riuscire interessante a gente adulta, dovrebbe riguardare fatti di soldi e di sangue. Vale a dire tutti a questo mondo vanno avanti per via di certi schemi economici: si è ricchi o si è poveri, ci si guadagna da vivere oppure no, si è funzionali al sistema o meno. E poi il sangue, il modo in cui si vive in famiglia o al di fuori di essa, o quando si è in procinto di crearne una, le sorelle, i fratelli, i padri, i legami di sangue. Un’opera superficiale ignora questi due fatti e non può riuscire né comica, né tragica”.</p>
<p>Nel 1959 appare <em>The Little Disturbances of Man</em> (<em>Piccoli contrattempi del vivere</em>) che descrive principalmente il Bronx degli anni ’40 -’50. “Non c’era in giro nessun movimento femminista. In quella confusione, in quel sapere mi costruii modi di riflessione e uno dei modi era dire: La mia vita è come la tua e io la capisco. Un altro modo era: Sembriamo le stesse ma siamo diverse. Qualunque modo tu scelga devi protenderti verso una vita diversa dalla tua, riuscire a toccarla”. Dopo qualche tempo arriva l’ondata del femminismo “e tutte noi scrittrici, Tillie Olsen, io, Margie Piercy, dobbiamo molto al movimento delle donne… quello che fa una nuova forma d’arte è sollevare una roccia e guardare al di sotto”. Dice: “questa vita non è stata vista. Ora proietto una luce su di essa così che voi la possiate vedere..per me l’arte rivoluzionaria è legata alle persone nuove che si fanno sentire in questo mondo: i neri, le donne all’improvviso vedono, erano lì da sempre ma la luce non era accesa”.</p>
<p>Prosegue negli anni ’50 -‘60 il suo impegno spiccatamente politico, le dimostrazioni prima contro il servizio militare, poi contro la guerra nel Vietnam; i lunghi picchettaggi sull’8a Strada issando cartelli con visi di vietnamiti e di americani, ricevendo sputi e insulti, stornando cariche della polizia a cavallo. Ma i cartelloni sono anche ironici, gli eventi per strada sono spesso stimolanti pezzi di teatro. Viene messa in prigione nel ’78 con altre appartenenti alla War Resister League per aver dispiegato sul prato all’interno della Casa Bianca, dopo una visita guidata, uno striscione con la scritta <em>Non più armi o energia nucleare americane o russe</em>. La stessa cosa farà poi a Mosca dove strapperanno immediatamente lo striscione.</p>
<p>Le sue battaglie politiche non hanno più tregua nel ventennio ’70 -’80. Negli anni in cui pubblica il suo secondo libro di racconti <em>Enormous Changes at the Last Minute </em>(<em>Enormi cambiamenti all’ultimo momento</em>) tutto incentrato su racconti di vita newyorkese di donne e bambini, Grace Paley va in Vietnam, in Russia, in Cina, in Salvador, in Nicaragua, dovunque vi sia una causa politica da difendere, una situazione di ingiustizia da indagare, una missione di pace da compiere. Insieme alle “11 di Washington” scrive un bellissimo manifesto sulle urgenze delle donne. “Cosa vogliamo noi donne per la nostra vita di ogni giorno, per noi e per le nostre sorelle dei paesi in via di sviluppo e nelle ex colonie che soffrono lo sfruttamento dell’uomo bianco e troppo spesso l’oppressione dei loro stessi connazionali? Vogliamo cibo a sufficienza e di buona qualità, case decorose in cui abitare, comunità in cui l’aria e l’acqua non siano inquinate,  posti sicuri in cui lasciare i nostri figli quando siamo al lavoro. Vogliamo un lavoro che sia utile per una società che abbia un senso. Vogliamo essere libere dalla violenza nelle nostre strade e nelle nostre case… Vogliamo il diritto di avere o non avere figli. Vogliamo essere libere di amare chi ci pare: intendiamo vivere con donne o con uomini o da sole. Non vogliamo fare il servizio militare. Non vogliamo che i nostri giovani fratelli vengano arruolati. Vogliamo che loro siano uguali a noi. Vogliamo un sistema di energie rinnovabili che non si appropri delle risorse della terra senza restituirle. Vogliamo che questi sistemi siano patrimonio della gente e delle comunità, non delle gigantesche corporazioni che mutano la conoscenza in armi..La terra nutre noi, come noi con i nostri corpi nutriamo la terra. Attraverso noi le nostre madri hanno collegato il passato al futuro dell’umanità. Con questa consapevolezza per la difesa della terra, dell’ambiente, del suo equilibrio violentato, ci opponiamo ai legami finanziari tra il Pentagono e le multinazionali e le banche che il Pentagono serve. Quei legami sono fatti di oro e di petrolio. Noi siamo fatte di carne e ossa e di quella dolce sostanza che è l’acqua. Non permetteremo più che questi giochi violenti vadano avanti”.</p>
<p>Di una donna che proclamava di non poter scrivere perché aveva tre figli e che sposava in pieno l’ideologia della perfetta specialista nell’allevamento, dice . “I suoi figli stavano crescendo in un mondo di povertà, guerra, infelicità, milioni di cose da comprare e da non comprare; era il mondo ad allevare i suoi figli, non lei. Lei li allevava solo un pochino”.</p>
<p>Appare nell’85 il suo terzo libro di racconti <em>Later the Same Day </em>(<em>Più tardi nel pomeriggio</em>) e sono ancora storie di solidarietà tra donne ma anche di padri alle prese con figli adulti, sofferenze, delusioni, morti.</p>
<p>E, per quanto riguarda il collegamento tra il movimento delle donne e l’impegno pacifista dice: “Non si può parlare di violenza contro le donne senza parlare del Pentagono. Tutto è collegato in molti modi. Nella violenza stessa con cui i figli maschi vengono tirati su come parte dell’idea di dominio, nel militarismo che manifestano nei loro giochi e che continua quando sono adulti: dominio in casa, nel posto in cui vivono, nella società e nel resto del mondo. Se si ha bilancio militare di proporzioni così sbalorditive come il nostro, si dovrà pur rinunciare agli asili, agli ospedali,ai provvedimenti sociali che rendono umana la qualità della vita”.</p>
<p>Insieme alla scrittura e alla politica, Grace Paley ha insegnato <em>creative writing </em>al Sarah Lawrence College e al City College di New York per quasi un trentennio. Quello che le piaceva fare era insegnare ai giovani a non ascoltare soltanto la propria voce ma a formare una comunità. “Bisogna scrivere sulle cose che non si capiscono esattamente e cercare di capirle, di capire il mondo. Si scopre ciò che è nascosto, oscuro e, con le parole di Keats,  ‘verità è bellezza, bellezza è verità”.</p>
<p>A Grace Paley interessava parlare e scrivere e aiutare a scrivere della gente che soffre, ma non di quelli che sono così totalmente calati nelle proprie sofferenze da non notare più il dolore degli altri, “l’arte ha a che fare con la giustizia, deve portare le persone più vicine alla verità”.</p>
<p>Nel 1989, con la guerra del Golfo, Grace Paley fa uscire un calendario dedicato alla pace intitolato <em>365 buone ragioni per non fare un’altra guerra</em>. E sono poesie, stralci, brevi racconti con date ed eventi significativi che fanno meditare sulla pace ed aborrire ogni sorta di razzismo, sessismo, militarismo, inquinamento, sfruttamento. Molta di questa produzione, illustrata dalle coloratissime e commoventi figure dell’amica Vera Williams, verrà pubblicata nel libro di poesie e racconti illustrati <em>Long Walks, Intimate Talks</em> e nella raccolta delle sue poesie <em>New and Collected Poems</em> del ’92. Nel 1994 Grace Paley viene a parlare all’Università di Roma e di Firenze. I suoi temi preferiti sono ancora le donne, le minoranze, le politiche del quartiere,la pena di morte.</p>
<p>Nel 1998 esce la raccolta di saggi e testimonianze <em>Just as I Thought</em> pubblicata nel 2004 in italiano con il titolo, appunto di uno dei suoi saggi <em>L’importanza di non capire tutto’</em>.</p>
<p>In questi primi anni del nuovo secolo fino a questi ultimi mesi, Grace Paley, malata di tumore al seno, continua a scrivere poesia, di cui questo libro postumo che presentiamo è testimonianza,come ha sempre fatto, continua la sua attività politica con uno sguardo largo sul mondo. Ma ora la sua politica è più concentrata a livello locale, sempre aperta alle nuove istanze dei giovani, ma conscia dell’avvicinarsi della morte che le suggerisce molti altri temi, affrontati con il suo solito coraggio e la sua inevitabile ironia, vivendo  “in modo più frugale”, come dice in una delle sue ultime poesie “come un albero vecchio che si allunga tremendamente verso il sole giusto per restare in vita, ma se hai amato la vita ci riesci comunque”.</p>
<p>Così si è chiusa, il 22 di agosto 2007 questa vita apparentemente dispersa e non focalizzata, ma che ha un centro profondo nell’intuizione d’insieme che dà senso e coerenza alla sua esistenza e alla sua scrittura.</p>
<br />Filed under: <a href='http://casamemoria.wordpress.com/category/uncategorized/'>Uncategorized</a>  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/casamemoria.wordpress.com/1157/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/casamemoria.wordpress.com/1157/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/casamemoria.wordpress.com/1157/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/casamemoria.wordpress.com/1157/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/casamemoria.wordpress.com/1157/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/casamemoria.wordpress.com/1157/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/casamemoria.wordpress.com/1157/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/casamemoria.wordpress.com/1157/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/casamemoria.wordpress.com/1157/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/casamemoria.wordpress.com/1157/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/casamemoria.wordpress.com/1157/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/casamemoria.wordpress.com/1157/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/casamemoria.wordpress.com/1157/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/casamemoria.wordpress.com/1157/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=casamemoria.wordpress.com&amp;blog=4487892&amp;post=1157&amp;subd=casamemoria&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://casamemoria.wordpress.com/2011/10/10/introduzione-a-grace-paley-di-sara-poli/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
	
		<media:content url="" medium="image">
			<media:title type="html">Casa Memoria</media:title>
		</media:content>
	</item>
		<item>
		<title>intervento di Annalucia Accardo su Grace Paley</title>
		<link>http://casamemoria.wordpress.com/2011/10/10/intervento-di-annalucia-accardo-su-grace-paley/</link>
		<comments>http://casamemoria.wordpress.com/2011/10/10/intervento-di-annalucia-accardo-su-grace-paley/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 10 Oct 2011 14:11:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Casa Memoria</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://casamemoria.wordpress.com/?p=1153</guid>
		<description><![CDATA[di Annalucia Accardo       Fedeltà, la raccolta postuma di poesie di Grace Paley, uscita negli Stati Uniti nel 2008, è una sorta di autobiografia poetica, di testamento spirituale, culturale, etico, politico. E per fare questo Grace Paley sceglie la forma poetica: quando scrive poesia, infatti, Grace Paley parla in prima persona, senza mediazioni, [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=casamemoria.wordpress.com&amp;blog=4487892&amp;post=1153&amp;subd=casamemoria&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di Annalucia Accardo</p>
<p><em> </em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em>Fedeltà</em>, la raccolta postuma di poesie di Grace Paley, uscita negli Stati Uniti nel 2008,<em> </em>è una sorta di autobiografia poetica, di testamento spirituale, culturale, etico, politico. E per fare questo Grace Paley sceglie la forma poetica: quando scrive poesia, infatti, Grace Paley parla in prima persona, senza mediazioni, <span style="text-decoration:line-through;">e</span> abbandonando il filtro di narratori e personaggi che invece usa nei racconti.</p>
<p><em>Fedeltà</em> sembra chiudere il cerchio della passione per la poesia di Grace Paley, che comincia a scrivere poesie sin da bambina e fino all’età di circa trent’anni scrive solo poesie, anche se il primo libro che pubblica è una raccolta di racconti. </p>
<p><em>Fedeltà</em>,  è un piccolo gioiello. Non è facile tradurre Grace Paley, perché la sua scrittura è una scrittura complessa. Si presenta come spontanea, immediata, colloquiale, semplice, trasparente, realistica, ma dietro l’apparente semplicità si cela una costruzione sofisticata, sapientemente congegnata, tutt’altro che di getto, piuttosto risultato di un lungo percorso di ricerca delle parole e di continua revisione fino a perfezionare testi in cui nulla è superfluo, tutto è essenziale.</p>
<p>La complessità della sua scrittura nasce anche dal ricco gioco di intrecci di forme diverse, poetiche e narrative, e di argomenti di ampio respiro, che si immergono nelle contraddizioni dell’esperienza, travalicando le classiche convenzioni e distinzioni tra i generi letterari: le poesie possono articolare teorie letterarie e i racconti possono essere concisi ed essenziali fino ad assumere un ritmo poetico. La sua scrittura sfugge così dall’essere imprigionata in qualsiasi tipo di etichetta o classificazione, tanto quanto la sua persona, del resto quale persona può essere ridotta a un’unica definizione? Ogni volta che si tenta di dare una definizione a lei o alla sua opera si incorre inevitabilmente in una sorta di ossimoro: “pacifista combattiva”, “sognatrice pragmatica” e così via. <strong></strong></p>
<p><em>Responsabilità</em> e<em> Poesia sull’arte del narrare</em>, che non fanno parte di questa raccolta, sono due poesie programmatiche, due manifesti poetici e politici, scritte alla metà degli anni Ottanta e possono dare un’idea della poetica di questa scrittrice.</p>
<p>In <em>Responsabilità</em>, una parola chiave nella sua scrittura,  Grace Paley articola le responsabilità reciproche del poeta e della società;  il dovere della società è quello di lasciare la libertà al poeta di essere poeta e la responsabilità dei poeti, uomini e donne, è quella di essere testimoni di tutte le esperienze, di ascoltare tutte le voci, di rielaborarle e trasmetterle al mondo, in modo da farle conoscere.</p>
<p>Una sezione, breve ma importante di questa poesia rivela la prospettiva di genere che informa la sua opera e la sua vita. Grace Paley scrive: “È responsabilità del poeta uomo essere donna, È responsabilità della poeta essere donna”. Ai numerosi ascoltatori che, durante i suoi reading le chiedevano  la motivazione di questa asimmetria, rispondeva: “Non c’è bisogno che le donne siano uomini, perché gli uomini sono già uomini da almeno duemila anni, ed è per questo che dico che gli uomini devono provare a essere donne e le donne devono riuscire a esserlo seriamente”.</p>
<p> <em>Poesia sull’arte del narrare</em>, approfondisce la questione della responsabilità ed esplicita il carattere dialogico della sua poetica. Secondo Grace Paley ovunque nel mondo, in ogni momento c’è sempre qualcuno che racconta una storia. “Ascolta: devo dirti una cosa”. Ecco come nasce l’impulso, dall’urgenza del raccontare storie, i “piccoli contrattempi del vivere”, il crescere i figli, i rapporti donna/uomo, le speranze, le incomprensioni, i fallimenti, le ingiustizie e le tragedie, il tutto nella trama della Storia con la S maiuscola. Come amava dire “La storia ti si srotola davanti, mentre lavi i piatti”. La qualità intrinseca degli artisti è dunque quella di essere ascoltatori per eccellenza, di dare voce a tutti, anche alle persone che non sono state ascoltate da nessuno. Esistono infatti circostanze che rendono  difficile essere ascoltati. Per esempio si può essere impossibilitati ad ascoltare perché rinchiusi in prigione oppure diventare sordi per il dolore. La soluzione è rappresentata dai poeti, che ascoltano le storie degli altri e le comunicano, in questo modo le esperienze acquistano spessore, diventano tramandabili e durature, arginando il pericolo dell’oblio sempre in agguato.</p>
<p>Il dialogo tra le voci è dunque principio formale organizzatore delle opere di Grace Paley. Nel corso della scrittura diventa sempre più difficile distinguere tra le diverse voci nel testo,  e tra il testo e il mondo che si affaccia sempre più prepotentemente nella sua opera. I suoi brani sono frammenti di esperienza più che storie compiute, simili in questo alla vita in cui le storie non finiscono mai, non esistono mai separate le une dalle altre: amore e solitudine, giovinezza e vecchiaia, maternità e morte convivono. Ciò conferisce un senso di apertura alle sue composizioni, un senso di apertura rinforzato da una costante ribellione alla metrica, dall’uso frequente di <em>enjambment</em>, in cui l’unità di significato e sintattica travalica l’unità metrica del verso e lo rincorre, dall’uso degli spazi all’interno del verso e dall’assenza di punteggiatura. In <em>Fedeltà </em>non esistono segni di interpunzione, fanno eccezione due poesie che terminano significativamente con il punto interrogativo.</p>
<p>Ciò contribuisce a creare quella qualità destabilizzante così caratteristica della sua scrittura, una scrittura che non offre facili soluzioni, anzi non le offre affatto, bensì stimola a porsi domande, a investigare, a riflettere, a mettersi continuamente in discussione, e a non trovare risposte. E’ tra le righe che si dovrebbe esplorare alla ricerca di stimoli, provocazioni, dubbi …</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Scrittura e poesia</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Come la quotidianità è parte della poesia, così la poesia è parte della quotidianità. Grace Paley scriveva sempre negli interstizi tra il lavoro di crescere i bambini, una riunione e un’azione politica. Così le poesie l’accompagnano mentre passeggia nei boschi (<em>Sono uscita per camminare</em>); oppure rappresentano un’alternativa al fare una crostata, anzi quando la poesia è messa a confronto col fare una crostata, vince la seconda, perché la crostata trova immediatamente un pubblico fruitore entusiasta (<em>Ogni tanto la poeta fa un’altra cosa</em>). Ma scrivere poesia è anche un viaggio di scoperta, di intuizioni, simile in questo alla meditazione per i Buddisti: attraverso la meditazione si consente ai pensieri più profondi di emergere in superficie e quindi di liberarsene, così la creazione artistica: quando la poeta accosta la penna al foglio quel peso insopportabile che la opprime prende forma in parole e le consente di continuare a vivere (<em>non puoi pensare senza pensare a qualcosa</em>).</p>
<p>Nella sua scrittura, tuttavia, non è possibile scindere l’esperienza quotidiana dall’elemento letterario. Secondo Grace Paley è importante per gli scrittori, al fine di trovare la propria voce, avere tanto un “orecchio allenato” per ascoltare il linguaggio della casa, della strada, della famiglia, degli amici, quanto “un orecchio allenato” per ascoltare il linguaggio della letteratura. La poesia <em>Il mio cuore palpita</em> è costruita in dialogo con un’altra poesia dallo stesso titolo del poeta inglese William Wordsworth (1802), con il quale la poeta sente di condividere sensibilità e modalità di scrittura.<strong></strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>L’impegno civile e politico</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Dalle sue poesie  emerge evidente che la cifra della sua scrittura è la leggerezza, una leggerezza dissacrante, che si affida a modalità di narrazione che spaziano dall’umorismo alla comicità, dal sarcasmo al grottesco. Niente per lei è così sacro da dover sfuggire al suo sguardo ironico, né religione, né psiche, né scienza, né tecnologia, né vecchiaia, né morte. Il personaggio di un racconto sostiene: “La signora Medicina Psicosomatica è tutto oggigiorno. Mai che uno dica ho il raffreddore e l’ho preso dal signor Hirsh. Niente affatto, oggigiorno il raffreddore è colpa di tua moglie, che sta benissimo, solo che non ti trova attraente. Magari viene fuori che ti ha sempre considerato un imbecille. E allora ti viene il raffreddore da fieno cronico. Ogni agosto è l’anniversario del non mi ci far pensare”.</p>
<p>Anche di fronte alla sofferenza e all’oppressione in tutte le sue forme, personali e storiche, Grace Paley fa ricorso a questa modalità di narrazione come strumento per poterle esplorare a tutto tondo senza rimanere annientati dall’angoscia più inquietante. Anzi, quanto più è tragica la situazione di cui si narra, tanto più Grace Paley ricorre all’uso dell’ironia più corrosiva, della comicità e del sarcasmo.</p>
<p>Grace Paley è stata testimone di storie di esilio, di dolore e di discriminazione, è cresciuta in un ambiente progressista di vario genere (nella sua famiglia c’erano anarchici, socialisti, comunisti), ed è perciò particolarmente sensibile all’ingiustizia e pone la questione dei diritti umani al centro della sua scrittura. Dalla sua opera emerge un panorama articolato di ingiustizie, di aggressioni politiche, militari, sociali, con una ricchissima varietà di sfumature di conflitti e violenze, più o meno esplicite, che pervadono l’esperienza umana: razzismo, sessismo, misoginia, omofobia, ghettizzazione, dittature militari, guerre, olocausto, che nei suoi scritti vengono narrate ed esplorate a tutto tondo.</p>
<p>Il cuore della questione è la paura e l’incapacità di riconoscere e accettare coloro che sono differenti da noi. La sua scrittura è caratterizzata dalla coesistenza di molteplici differenze, non soltanto quelle etniche, ma anche di altro tipo, come quelle di religione, di classe, di genere e perfino di età. Le differenze possono dar luogo a un “intreccio di oppressioni” che provocano molteplici forme di intolleranza, “odio razziale, odio per gli ebrei, odio per le donne, odio per le lesbiche”. Per altro, pur privilegiando una prospettiva di genere, Grace Paley non è mai ingenua nel suo approccio e rimane lucida di fronte alle miopie dei vari gruppi: “Alcune femministe a volte erano razziste, alcuni afroamericani a volte erano misogini, alcuni ebrei si comportavano come se fossero gli unici depositari  della sofferenza, e quasi tutti hanno capito con troppa lentezza la realtà della distruzione delle specie, dell’acqua e dell’aria”. Se oggi siamo arrivati a vedere, anche se non sempre ad accettare, le richieste di riconoscimento della propria soggettività da parte di gruppi oppressi, come le minoranze etniche o come le donne, tuttavia persiste ancora una qualche difficoltà ad accogliere la richiesta del riconoscimento della propria soggettività da parte di gruppi ancora più marginalizzati, perché fuori dal ciclo produttivo, come i bambini, i malati e gli anziani. Le sue opere sono, di fatto, permeate da un’acuta riflessione sui meccanismi più profondi che muovono i rapporti umani.</p>
<p>All’arte e agli artisti è demandata ancora una volta la responsabilità di conoscere e far conoscere ingiustizie e violenze così da poterle arginare. Ed è per questo che secondo Grace Paley l’”immaginazione” è centrale per gli artisti, non l’immaginazione fiabesca dei bambini, ma la capacità di immaginare la realtà, di dare forma ai dettagli, alla materialità della vita degli altri, e ciò permette di svelare, rivelare le motivazioni che sono dietro a ogni comportamento, perfino di chi promuove la guerra. Scrive Grace Paley:</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>“Abbiamo bisogno dell’immaginazione per capire cosa succede alle persone che ci circondano, per tentare di capire le vite degli altri …  gli uomini devono riuscire a immaginare la vita delle donne […]. I bianchi devono riuscire a immaginare la realtà, non l’invenzione, ma la realtà delle persone di colore. Tradurla in immagini [ …] e comprenderla. Dobbiamo riuscire a tradurre in immagini ciò che accade oggi in Centro-America, in Libano, in Sudafrica”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L’immaginazione caratterizza la componente etica politica del percorso di scoperta così particolare della poetica di Grace Paley. Solo attraverso la consapevolezza che emerge dalla conoscenza, infatti, si può arrivare a sovvertire una quotidianità che accetta guerra e sofferenze come inevitabili.</p>
<p>Anche in <em>Fedeltà</em>, dove il tono è decisamente più personale e più intimo non mancano poesie esplicitamente dedicate alle varie forme di ingiustizia. Da un livello più specificamente politico in cui la patologia dell’aggressività dei governi belligeranti viene analizzata e sviscerata attraverso la metafora dell’appetito e del cibo, e l’aggressione viene sarcasticamente giustificata per il bene del paese aggredito (<em>Volantino</em>), si passa a un livello più personale in cui i ricchi dal cuore duro vengono descritti in modo graffiante mentre addossano sui vagabondi o sui senzatetto che incontrano per strada la responsabilità delle loro disgrazie (<em>I ricchi dal cuore duro</em>) . La denuncia delle ingiustizie e della sofferenza non risparmia niente e nessuno, neanche Dio. Anzi è proprio la presenza dell’iniquità nel mondo a fornire la dimostrazione della non esistenza di dio (<em>Grazie a Dio non c’è nessun dio</em>) e, contemporaneamente e soprattutto, è la dimostrazione delle responsabilità del genere umano. Tuttavia, l’atteggiamento disincantato, dissacrante, quasi irriverente, nei confronti di Dio non deve indurre a sottovalutare la dimensione etica e spirituale dell’opera di Grace Paley. Il suo è un modo particolare, personale e laico di sentirsi pienamente parte di una tradizione spirituale, come quella ebraica, e di porsi in dialogo con le altre tradizioni, senza concessione alcuna alle religioni temporali.</p>
<p>Quando la poesia assume il punto di vista della persona sfruttata, allora può succedere che la tonalità ironica e sarcastica lasci spazio all’emergere della preoccupazione, una preoccupazione che però non si trasforma mai in disperazione. Infatti la prospettiva dalla quale Grace Paley scrive non è mai di resa. I suoi personaggi, in primo fila donne e madri, come si dice in un racconto: sono “contro la disperazione ideologicamente, spiritualmente e per principio puritano” e sono determinati continuare “con paura, coraggio e rabbia a salvare il mondo”. Nell’opera di Grace Paley, la determinazione a salvare il mondo non è risultato di superficialità, ma di una precisa scelta culturale, sociale e politica. Grace Paley non esita a riconoscere le atrocità della storia, ma si rifiuta di rassegnarsi (<em>Non importa se</em>).</p>
<p>L’arte e gli artisti sono uno degli strumenti per arginare e contrastare aggressioni e violenze. Gli artisti, poeti, pittori e musicisti, hanno infatti quella capacità di “immaginare” la realtà, che permette loro di capire e conoscere cosa succede a miglia e miglia di distanza. Per esempio durante la guerra in Vietnam, i poeti avevano già sentito le voci dei bambini vietnamiti e i pittori avevano visto prima dei fotografi le bombe cluster (<em>Alla Commissione Artistica del Vermont per il suo quarantesimo compleanno</em>).</p>
<p>Ma anche quando la poesia parla di altro, come in <em>Sorelle</em>, una poesia dedicata alle amiche che sono morte prima di lei, Grace Paley non può fare a meno, mentre le ricorda, di intrecciare la loro esperienza personale, la vita quotidiana e il loro impegno politico.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Futuro, vecchiaia e morte</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Fedeltà</em> è un libro postumo che raccoglie le poesie che Grace Paley ha scritto nell’arco degli ultimi anni della sua vita, è una sorta di testamento etico, politico e poetico. Oltre alle riflessioni sul futuro e sulle sorti del mondo, grande attenzione è dedicata alla vecchiaia, ad indagare ed esplorare il rapporto con la malattia e con la morte, non soltanto la sua, ma anche quella dei suoi cari e delle sue amiche, e a sondare tutte le sfumature di emozioni che le accompagnano, dal riconoscere che malattia e morte sono eventi biologici, parte integrante della vita, alla consapevolezza che anche l’avversione ad esse è una reazione altrettanto vitale e naturale.</p>
<p>Non è certamente la prima volta che Grace Paley volge il suo sguardo su questi argomenti: nella sua opera abbraccia la vita a tutto tondo nella sua complessità, un intreccio di quotidianità, letteratura e politica, una caratteristica che fonda le sue radici nella convinzione che scrivere sia un atto politico e la politica sia letteratura.</p>
<p>Ma anche in questo contesto Grace Paley rimane fedele a se stessa, sempre lucida ed essenziale, senza sbavature, continua a dialogare con il mondo con tenerezza, sobrietà, incisività e fiducia, in modo intimo e affettuoso, senza per questo rinunciare alla sua inseparabile amica, l’ironia.</p>
<p>Nelle poesie più intime e personali Grace Paley, da un lato fa un bilancio della situazione, ripercorre la propria esistenza, una vita trascorsa tra successi e sconfitte , dall’altro lato non può fare a meno di esprimere preoccupazione, la preoccupazione degli adulti per le generazioni future (<em>Deviazione</em>), un tema centrale, la cui soluzione nella sua scrittura è demandata in particolare alle donne e soprattutto alle madri: “Avevo promesso ai bambini di far finire la guerra prima che diventassero grandi”, ecco l’aspirazione della protagonista del racconto <em>Desideri</em>. A livello più specificamente personale le madri sembrano anelare a essere sempre e comunque di aiuto e sostegno ai propri figli, un desiderio che inevitabilmente è destinato a scontrarsi con i limiti biologici della vita (<em>A mia figlia</em>). <em></em></p>
<p>Ed ecco la vecchiaia. Anche la vecchiaia è suscettibile di molteplici interpretazioni secondo la prospettiva che si adotta. La vecchiaia può essere un filtro attraverso il quale guardare la propria esistenza, e allora Grace Paley prende in rassegna tutte le sue esperienze che si snodano tra interessi e obblighi, una strada stimolante, ma stretta, sulla quale la poeta alla fine si trova sola ma con la libertà che l’ha raggiunta e la tira per la giacca (<em>La libertà mi ha raggiunta</em>).</p>
<p>Oppure la vecchiaia può essere vissuta con consapevolezza e allora ottiene rispetto e riconoscimento da parte degli altri (<em>Allora</em>). Ma la vecchiaia richiede anche coraggio,  quello necessario per percorrere i pochi passi che separano il mercato da casa (<em>Coraggio sulla Decima Strada</em>). <em></em></p>
<p>Alcune poesie sono dedicate alla morte, parte integrante della vita, che inesorabilmente si tramanda di generazione in generazione. Nell’alternanza tra accettazione e avversione alla morte, contro la quale è inutile ribellarsi, ma non se ne può fare a meno di farlo (<em>Pensavo che mi avrebbero uccisa</em>), emerge il suggerimento di fare ricorso all’aiuto della natura, che dà la possibilità di assistere “al duro lavoro di una lunga morte” come quella degli alberi, in cui fino alla fine l’ultimo ramo solitario continua ad allungarsi verso la luce del sole (<em>Educazione</em>).  </p>
<p>Ma non è in questione soltanto fare i conti la propria morte. Ci si interroga anche sulla morte degli altri, se sia meglio o peggio morire per primi o sopravvivere (<em>Un giorno</em>). Tuttavia la morte, per Grace Paley, fino all’ultimo innamorata della vita,  non implica necessariamente la fine di tutto, si può continuare a dialogare oltre la morte: è questo che fa con la sorella, morta da qualche anno, con la quale continua a parlare delle cose importanti, delle cose che le stanno a cuore, e cioè dei bambini e dei nipoti, e la sorella non può fare a meno di intervenire in questo dialogo e risponderle (<em>Mia sorella e mio nipote</em>).</p>
<br />Filed under: <a href='http://casamemoria.wordpress.com/category/uncategorized/'>Uncategorized</a>  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/casamemoria.wordpress.com/1153/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/casamemoria.wordpress.com/1153/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/casamemoria.wordpress.com/1153/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/casamemoria.wordpress.com/1153/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/casamemoria.wordpress.com/1153/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/casamemoria.wordpress.com/1153/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/casamemoria.wordpress.com/1153/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/casamemoria.wordpress.com/1153/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/casamemoria.wordpress.com/1153/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/casamemoria.wordpress.com/1153/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/casamemoria.wordpress.com/1153/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/casamemoria.wordpress.com/1153/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/casamemoria.wordpress.com/1153/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/casamemoria.wordpress.com/1153/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=casamemoria.wordpress.com&amp;blog=4487892&amp;post=1153&amp;subd=casamemoria&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://casamemoria.wordpress.com/2011/10/10/intervento-di-annalucia-accardo-su-grace-paley/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
	
		<media:content url="" medium="image">
			<media:title type="html">Casa Memoria</media:title>
		</media:content>
	</item>
		<item>
		<title>Catalogo delle cose illuminate numero due</title>
		<link>http://casamemoria.wordpress.com/2011/09/30/catalogo-delle-cose-illuminate-numero-due/</link>
		<comments>http://casamemoria.wordpress.com/2011/09/30/catalogo-delle-cose-illuminate-numero-due/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 30 Sep 2011 14:12:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Casa Memoria</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli sulle mostre]]></category>
		<category><![CDATA[Mostre]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://casamemoria.wordpress.com/?p=1144</guid>
		<description><![CDATA[«Sono appassionato delle cose che si vedono. Provo compassione per le cose destinate a scomparire, “fissandole” con un&#8217;istantanea forse le salvo. Mi piace la parola compassione, perché porta in grembo la passione, non si può provare compassione senza passione. Ho passione del mondo»; sono le parole di Maurizio Agostinetto, artista complesso e acuto osservato del [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=casamemoria.wordpress.com&amp;blog=4487892&amp;post=1144&amp;subd=casamemoria&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>«Sono appassionato delle cose che si vedono. Provo compassione per le cose destinate a scomparire, “fissandole” con un&#8217;istantanea forse le salvo. Mi piace la parola compassione, perché porta in grembo la passione, non si può provare compassione senza passione. Ho passione del mondo»; sono le parole di Maurizio Agostinetto, artista complesso e acuto osservato del mondo, appunto, un mondo fatto di dettagli infinitesimali, a volte stranianti, quasi depistanti, un modo – il suo – di scomporre il puzzle della realtà per ricomporlo rovesciandone il senso, scomporlo dunque e mostrarne la parte meno ovvia, meno codificata dal cliché dell’immagine (perché è di immagini che stiamo parlando), fino a scoprirne una intima ed efficace meraviglia tutta nuova. Ma non sono soltanto immagini, non sono soltanto scatti fotografici quelli di Agostinetto, piuttosto una tessitura di materiali, una “grana” direbbe Roland Barthes, che restituisce l’emozione del passato. Abituato ai linguaggi della contemporaneità, questo suo nuovo “viaggio” a intarsi ha molto di teatrale, di composizione scenica animata da ombre e figure che prendono a vivere nell’insieme del quadro complessivo. Stando di fronte alla successione fotografica della mostra, l’impressione è quella di avere a che fare con un movimento della natura o a coro d’orchestra, se si potessero udire i suoni o i “rumori” che “paradossalmente” sono fermati nalle immagini, uno spostamento impercettibile delle forme insomma che come il puntinismo dei Seraut gioca sul doppio livello di lettura, quello della fascinazione estetica e quello della ricognizione storica. Come lui stesso sottolinea, è difatti un «ribaltamento di consuetudine»  quello che l’obiettivo coglie nell’apparente fissità degli oggetti immortalati. Questo <strong><em>Catalogo delle cose illuminate</em></strong><em> <strong>numero due</strong> </em>sono 300 immagini riprese durante un viaggio in bicicletta di circa 960 chilometri, un tour de force che va dal Passo del Brennero fino ad Auschwitz. Ecco allora la deportati ebrei dalla soggettiva angolare di ciò che avrebbero potuto vedere, lo sguardo cieco che immagina viene così restituito oggi nell’individuazioni di soggetti quotidiani, per questo, forse, straordinari. Un viaggio del dolore di uomini e donne – tra cui Primo Levi – che nel febbraio del 1944 da Cuneo, attraverso la Val Padana, raggiunsero Auschwitz dopo undici terribili giorni a bordo di un convoglio ferroviario. Sempre l’autore sottolinea: «Per questo catalogo non ho voluto fotografare i campi di Auschwitz ma ho inteso in qualche modo restituire e rendere “visibili” le cose che i deportati nel buio dei vagoni non hanno visto di quel pezzo di Europa che hanno attraversato come in un tunnel sotterraneo che è sbucato direttamente nel buio di Auschwitz».</p>
<br />Filed under: <a href='http://casamemoria.wordpress.com/category/articoli-sulle-mostre/'>Articoli sulle mostre</a>, <a href='http://casamemoria.wordpress.com/category/mostre/'>Mostre</a>  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/casamemoria.wordpress.com/1144/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/casamemoria.wordpress.com/1144/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/casamemoria.wordpress.com/1144/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/casamemoria.wordpress.com/1144/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/casamemoria.wordpress.com/1144/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/casamemoria.wordpress.com/1144/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/casamemoria.wordpress.com/1144/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/casamemoria.wordpress.com/1144/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/casamemoria.wordpress.com/1144/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/casamemoria.wordpress.com/1144/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/casamemoria.wordpress.com/1144/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/casamemoria.wordpress.com/1144/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/casamemoria.wordpress.com/1144/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/casamemoria.wordpress.com/1144/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=casamemoria.wordpress.com&amp;blog=4487892&amp;post=1144&amp;subd=casamemoria&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://casamemoria.wordpress.com/2011/09/30/catalogo-delle-cose-illuminate-numero-due/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
	
		<media:content url="" medium="image">
			<media:title type="html">Casa Memoria</media:title>
		</media:content>
	</item>
	</channel>
</rss>
