“Le donne nella Resistenza”

   Adesso spetta a noi donne muoverci: fin’ora non ci siamo mai messe in mostra, ma occorre che non si dimentichi il nostro contributo nella Resistenza e nella deportazione, di cui fin’ora non si è quasi mai parlato, neanche dai compagni che furono con noi nella lotta e nei campi di concentramento…..E’ alle donne che i partigiani dovettero tutto: Da chi ricevevano aiuto?Non dagli uomini, perché di uomini non ce n’erano più, ma dalle donne che a loro portavano da mangiare, offrivano le case, li curavano, li avvisavano in caso di pericolo, li sottraevano alla cattura…” Così testimonia al ritorno Bianca Paganini, deportata politica a Ravensbruck. [1]

E ancora altre parole di sopravissute alla deportazione, le sorelle Nella e Lina Baroncini, arrestate insieme a tutta la famiglia: (°°) 

Lina: Mi sono occupata di politica quel tanto che basta; no, non quel tanto che basta; non basta! Forse non ero all’altezza di fare qualcosa di più. Comunque ho fatto quel che mi sentivo…

Nella: Io ho avuto l’invalidità di guerra: Ogni tanto vado al dispensario per il controllo, e ogni volta fanno un sorrisino a sentire: partigiana combattente.

Lina: Ci capita di sentirci dire ancora adesso: “Ma era vostro padre che era partigiano, non voi!”

Nella: E invece no: E non è stato nostro padre che ci ha chiesto di fare quel poco che abbiamo fatto. Gliene davano anche la colpa, come se noi non fossimo state capaci di decidere. Ma noi eravamo responsabili, avevamo deciso noi, spontaneamente:

Lina. Anche se non eravamo ancora molto politicizzate, anche se era stata una scelta emotiva.”         

Certo, fu una scelta emotiva ma sicuramente anche di emancipazione: prendere in mano ognuna per sé, il proprio destino. E fu quel percorso nella Resistenza, dalla staffetta partigiana, alla donna che  esponeva la propria sicurezza e quella della sua casa ospitando i   fuggiaschi, a quella che chiese ed ottenne di avere  un fucile, alle donne che celebrarono, sotto l’occupazione tedesca un primo maggio con la mimosa all’occhiello, fu quel percorso di sofferenza ma anche di felicità che fece delle donne destinate dal regime fascista a fare le madri di eroi per la Patria, delle cittadine responsabili che contribuirono con il voto a gettare le basi per la Costituzione di questo Paese.

Mi piace chiudere queste righe con l’immagine delle ragazze partigiane in pantaloni corti e camicetta con in viso il sorriso della speranza che hanno aperto la strada ad un’altra Italia .

Vera Michelin

[1] (°) (°°) Lida Beccarla Rolfi. Anna Buzzone “Le donne di Ravensbruck” Einaudi 1978

 

 


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