“Cinema, storia e… – Il secolo delle donne”

Sono donna di grandi passioni, mi intristisco se devo rinunciare alla musica, ai libri, al cinema.  In special modo il cinema è stato lo strumento che ha insegnato alla ragazzina che ero io negli anni ’50, che il ruolo della donna poteva essere diverso da quello che mi veniva inculcato in casa e mostrato, nella pratica quotidiana, quale unico modello possibile nella società borghese frequentata dai miei genitori. In quell’epoca ero tenuta sotto strettissimo controllo della famiglia, in buona parte per la mentalità maschilista di mio padre, che da giovane era stato influenzato dalla cultura fascista basata sulla separazione dei ruoli nella società italiana dell’epoca (al mio confronto mio fratello minore godeva di maggiore libertà). Sicuramente persecuzioni razziali e sterminio avevano influenzato questo atteggiamento di grande vigilanza – i figli non dovevano essere persi di vista, dopo quello che era successo; in quelle condizioni era difficile pensare a ribellarsi, perché ai genitori e alle loro scelte dovevamo la vita per la seconda volta. La vigilanza si estendeva ai comportamenti e alle idee: mio padre ha tolto per sei mesi il saluto a me e mio fratello quando, ormai vicini all’età del voto, ha saputo della nostra intenzione di votare socialista. La scuola non incideva molto su di me, iscritta in una sezione tutta femminile di un istituto statale della Genova-bene, con compagne di classe livellate dal grembiule nero e dalla educazione  perbenista. I concerti serali trasmessi alla radio infastidivano mio padre: quindi, se andava bene, li si ascoltava nell’appartamento accanto dove abitava la nonna. I libri che mi attiravano, erano sotto chiave; rimaneva il cinema. Non so, ed è ormai troppo tardi per scoprirlo, cosa ha indotto mia madre a permettermi di andare regolarmente nella sala cinematografica del mio quartiere, rigorosamente al primo spettacolo prima dei compiti. Probabilmente sono state le mie insistenze a convincerla, ed è stato così che ho potuto confrontarmi con i modelli proposti dalle attrici del cinema americano – Greta Garbo, Bette Davis, Joan Crawford. Le donne forti che le mie amate dive portavano sullo schermo mi mostravano l’importanza di decidere autonomamente del proprio destino; neppure il finale spesso tragico a cui andavano incontro mi distoglieva dall’ammirazione che provavo per loro. In seguito ho saputo che nella vita reale non furono donne di cui seguire l’esempio; ma dallo schermo hanno sicuramente inciso sul corso della mia vita.          

Pupa Garribba

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