Mille voci per Roberto Saviano

Ho un grande bisogno di condividere con gli altri le esperienze importanti della vita. Da piccola, hanno profondamente inciso su di me i concerti offerti dai musicisti internati nei campi di concentramento svizzeri per rifugiati politici o razziali, o le commedie scritte e realizzate da mio padre per noi piccoli profughi. Tentativi sicuramente riusciti a coinvolgere in un progetto comune gente arrivata dai quattro angoli della terra, con esperienze traumatizzanti ed estranianti.

Da giovane adulta, è stata la vita in kibbutz a mostrarmi la forza trainante di un modo di vivere incentrato sul principio che ogni individuo, a prescindere dal suo ruolo,  costituisce un elemento fondamentale per il futuro della società. Anni dopo, quando le mie figlie andavano a scuola, ho contribuito con passione al progetto del Centro Ebraico Pitigliani, già Orfanotrofio, di fungere da centro di aggregazione di un gruppo di ebrei romani desiderosi di sperimentale nuove forme per esprimere la propria identità.

In questa fase della mia vita, occupa un posto importante la Casa della Memoria e della Storia, diventata  punto di riferimento abituale per molti romani.  Quando, giorni fa, ho proposto alle associazioni con sede in Via S. Francesco di Sales di organizzare la lettura pubblica e collettiva di “Gomorra” di Roberto Saviano, era certa di ottenere un’immediata ed entusiastica adesione interpretando nel contempo  il bisogno di impegno attivo, che emerge sempre di più dalla società italiana (l’esperienza-pilota della trasmissione radiofonica Fahreneit dava un’idea concreta del possibile coinvolgimento). Nonostante ciò, confesso di essere rimasta spiazzata dal numero incredibile di persone che hanno risposto al nostro appello, pronte ad attendere ore pur di leggere e firmare una pagina di “Gomorra” da un’unica copia del libro da passarsi di mano in mano.

Molti, approdati per la prima volta alla Casa della Memoria, sono arrivati con il loro libro per seguire integralmente la lettura; alcuni stranieri hanno voluto contribuire leggendo la loro pagina, assegnata secondo l’ordine di ingresso in sala, sulle edizioni in spagnolo o francese che si erano portati da casa. La comunità di lettori riunita in difesa della libertà di parola si è sciolta solo dopo la consegna di quella copia speciale di “Gomorra” alla nostra Biblioteca comunale, dove rimarrà a futura memoria accanto alle undici ore di registrazione continuativa a cura della Biblio TV. Una giornata memorabile sotto tutti i punti di vista, punteggiata dai ringraziamenti che lettori improvvisati e promotori si sono vicendevolmente scambiati; segno che, proprio come ci auguravamo, l’iniziativa era diventata patrimonio di tutti.

 

 Pupa Garribba

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