Una storia romana

Il giorno 23 ottobre alla Casa della Memoria e della Storia si è svolta la proiezione del film-intervista a Enrica Sermoneta Moscati, “Una storia romana”, a cura di Pupa Garribba, realizzato da Europa News, presentato da Aned, Irsifar e Provincia di Roma. L’incontro è stato introdotto da Pupa Garribba, sono poi intervenuti Umberto Gentiloni Silveri, presidente dell’Irsifar, e Aldo Pavia, presidente dell’Aned. L’intervista ha avuto luogo nel luglio 2008 a casa della signora Enrica, che per la prima volta ha deciso di rendere pubblica una storia dolorosa. Il racconto è di straordinaria intensità e immediatezza; ci restituisce la vita di una famiglia povera del Ghetto, catapultata nella “grande storia”. Nelle parole di Enrica, intersecate dai drammatici disegni di Aldo Gay, rivive l’esperienza di una bambina che viene cacciata dalla scuola a causa delle leggi razziali, che si salva fortunosamente prima dalla razzia del 16 ottobre e poi dall’arresto da parte dei fascisti, mentre la madre, il padre e quattro dei suoi sette fratelli, arrestati nel Ghetto, dopo una breve permanenza nel campo di Fossoli, sono condotti ad Auschwitz, dove saranno selezionati e uccisi. Il racconto si sofferma anche sul difficile dopoguerra, il ritorno ad una “normalità” scandita dalle drammatiche rivelazioni dei pochissimi superstiti del lager, la voglia di dimenticare. Ma il passato ritorna, sotto forma di incubi e depressione. All’intervistatrice, che nella parte finale le chiede se ha avuto qualche sollievo nel raccontare la sua storia per la prima volta, Enrica dapprima risponde di sì, che “quello che è stato, è stato”, ma dopo aggiunge che la perdita dei suoi cari non sarà mai compensata. I titoli di coda – accompagnati dal canto ebraico Anì maamin, ci informano della data e del luogo del decesso dei componenti della sua famiglia.
La proiezione si è svolta alla presenza della signora Enrica e dei figli, in un clima di grande partecipazione. Ci sono stati numerosi interventi; vale la pena ricordarne uno, per sottolineare ancora una volta la straordinarietà di questa testimonianza, rimasta segreta per settant’anni. È intervenuta una signora di una certa età, la maestra elementare della figlia maggiore di Enrica. Ha ricordato che quando Enrica accompagnava la figlia a scuola aveva sempre un’aria triste e lei si chiedeva perché. “Solo oggi – ha concluso –ho finalmente capito tutto ciò che c’era dietro quella espressione”. E le due donne si sono abbracciate.

 

 

Irma Staderini

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