Guardare al passato per costruire il presente

Pochi a Roma conoscono don Sardelli e la sua storia: l’ha raccontata F. Grimaldi nel film ”Non tacere”, presentato nella recente rassegna “Bosio Cinema”: la scuola da lui fondata nel 1968 nella baracca n°725 dell’Acquedotto Felice fu luogo di aggregazione e crescita culturale per i ragazzi di famiglie emigrate, che, in precarie abitazioni, nella promiscuità, a rischio di malattia, assistevano, “lontano dal centro”, all’espansione della città dei palazzinari: la lettura, la discussione di temi di attualità, non erano solo conoscenza, ma strumento di lotta sociale per comprendere senso e valore della buona politica. A partire dalla coscienza e dalla denuncia delle loro condizioni, quei ragazzi scrissero una “Lettera al Sindaco”dal titolo “Non tacere”, documento che ebbe notevole ripercussione negli ambienti della politica istituzionale, forse perché in quegli anni profondi rinnovamenti aprivano la strada ad una nuova sensibilità sociale. Negli stessi anni, come ben raccontano immagini e interviste del film “Lontano dal centro” di M. Marcotulli e S. Cerboni, artisti come G. Marini, P. Pietrangeli, i musicisti del Canzoniere del Lazio vicini ad A. Portelli (insieme nel 1972 nel nascente Circolo Bosio), sentirono l’esigenza di conoscere da vicino quelle situazioni e decisero di partecipare raccogliendo, durante le manifestazioni per la casa, testimonianze, racconti di emigrazione, registrando i canti nei modi della tradizione contadina. Si realizzava così uno scambio: chi lottava per i propri diritti vedeva riconosciuta la sua identità, la sua terra di origine, mentre nei suoni antichi di strumenti desueti e dei dialetti, i musicisti cercavano le proprie radici e come sentii dire, una volta, da P. Brega, trovavano ”la verità”.  Nel 2007 un gruppo di ex alunni di don Sardelli, ancora attivo nelle periferie romane, scrisse un nuovo documento “Per continuare a non tacere”, di cui condivido ragioni etiche e proposte: trovo quindi significativa la scelta di presentare i due film nella stessa serata e aggiungo che la mia adesione al Circolo Bosio nasce dall’essermi riconosciuta in una matrice che è la base comune su cui si sono edificate le storie di queste due realtà. Il Circolo Bosio infatti, non dimentica le sue origini ed è, oggi come ieri, attento alle trasformazioni del tessuto sociale della città, con la ricerca e la valorizzazione della storia orale (pubblicazione di libri, CD e DVD, conferenze), con la conservazione e fruizione di fonti documentarie (Archivio sonoro), con forme varie di espressione artistica (scuola di musiche, concerti, proiezioni). Quelli che hanno ascoltato il racconto dei suoi protagonisti, insieme e “all’opera” dopo tanti anni e tante difficoltà, hanno compreso il senso dell’impegno civile e culturale che il Circolo si propone in un momento in cui è in atto una crisi della partecipazione politica ed è difficile identificare in un partito, in un movimento, quella che io chiamo “la forza trainante delle idee”.

Fiorella Leone

  Per conoscere i documenti e le iniziative recentemente intraprese dal gruppo di ex-alunni di don Sardelli: nontacere@gmail.com

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