I ragazzi di Villa Emma. Ragazzi ebrei in fuga

La Casa della Memoria e della Storia ha presentato l’11 novembre, in anteprima nazionale, “I ragazzi di Villa Emma. Ragazzi ebrei in fuga”, prodotto da Rai Educational per “La storia siamo noi” con la regia di Aldo Zappalà.  E’ la storia di 73 giovani e bambini ebrei – tra i 6 e i 21 anni – in fuga nell’Europa sconvolta dalla guerra che, grazie all’ospitalità e alla solidarietà della gente di Nonantola (un paese vicino Modena), sono riusciti a sfuggire ai rastrellamenti delle SS e, infine, a rifugiarsi in Svizzera. Il film racconta questa straordinaria fuga verso la salvezza attraverso le testimonianze di quei ragazzi di allora, oggi uomini e donne che vivono in Israele.

Erano ragazzi soli che nella persecuzione avevano perduto le proprie famiglie, la maggior parte di origine tedesca, orfani e dispersi mentre in Europa si stava consumando il crimine della deportazione e dello sterminio. Il loro viaggio verso la salvezza, iniziato nel 1941, li avrebbe dovuti portare in Palestina, ma l’occupazione tedesca e italiana della Jugoslavia li costrinse a dirigersi in Slovenia e poi in Italia. Arrivati a Nonantola nel giugno del ’42, grazie alla Delasem (Delegazione assistenza emigranti ebrei), trovarono rifugio a Villa Emma, una residenza di campagna disabitata, dove vissero insieme con i loro accompagnatori, circondati dalla solidarietà del paese e grazie all’aiuto del parroco Don Arrigo Beccari e del medico Giuseppe Monreali.

Dopo l’8 settembre, con l’occupazione nazista dell’Italia, la situazione divenne ancora più pericolosa e in meno di 48 ore Villa Emma fu abbandonata; i ragazzi trovarono rifugio presso il seminario dell’Abbazia e nelle case degli abitanti del paese che rischiarono così la rappresaglia e la vita. Per sfuggire ai rastrellamenti tedeschi venne organizzata, tra settembre e ottobre ’43, la fuga attraverso la frontiera con la Svizzera, un passaggio avventuroso tra le montagne e il guado del fiume Tresa. Una volta in salvo nel territorio elvetico la maggior parte di loro riuscì ad arrivare in Palestina nel 1945. E’ una vicenda straordinaria, ricostruita con sensibilità attraverso la memoria e la storia, ma soprattutto è un racconto intenso che ci ricorda come l’aiuto spontaneo e l’assunzione di responsabilità della popolazione civile siano state fondamentali per contrastare il disegno nazista di sterminio. Don Beccari e il dottor Moreali sono stati onorati e riconosciuti come Giusti nel museo di Yad Vashem a Gerusalemme. 

 

                                                                                                           Annabella Gioia

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