Ernesto Rossi (1897-1967)

 Nel 1924 dopo l’assassinio di Giacomo Matteotti, i pestaggi di Giovanni Amendola e Piero Gobetti, che procurarono la morte di entrambi e dopo tutte le nefandezze criminali di cui si rese colpevole il partito fascista, Mussolini, capo del governo per incarico del Re, abolì le libertà politiche sopprimendo la stampa d’opposizione, sciogliendo i partiti, vietando gli scioperi, istituendo i tribunali speciali e il confino di polizia.

Con la guida morale e intellettuale di Gaetano Salvemini nel 1925 Ernesto Rossi, Carlo e Nello Rosselli, Nello Traquandi, Tommaso Ramorino e Luigi Emery, fondarono la rivista clandestina Non mollare.  La rivista antifascista ebbe gloriosa ma breve vita. A causa di una delazione Ernesto Rossi fu arrestato, Salvemini riuscì a espatriare e Carlo Rosselli si trasferì nascostamente a Milano a continuare la lotta.

La vita di Ernesto Rossi fu una intransigente avversione alla dittatura fascista pagata con nove anni di galera e quattro di confino. Al confino in piena guerra nel 1942 redasse con Altiero Spinelli e Eugenio Colorni il Manifesto di Ventotene gettando le basi della Federazione degli Stati Uniti europei.

Nel dopoguerra Ernesto Rossi fu sottosegretario nel governo di Ferruccio Parri e presidente dell’A.R.A.R. (Azienda per il Rilievo e l’Alienazione dei Residuati bellici). Tale Azienda ha procurato provvidenziali utili allo stato italiano in un momento particolarmente difficile. Ernesto Rossi rinunziò ai vantaggi economici che la sua carica prevedeva e volle equiparare il suo stipendio a quello più modesto degli insegnanti scolastici. Dopo avere assolto al suo mandato l’A.R.A.R., a differenza di tanti enti inutili sopravvissuti per motivi di clientela politica, venne sciolta definitivamente. Questo comportamento è significativo della personalità e dello stile dell’uomo.

Fu tra i fondatori del movimento clandestino “Giustizia e Libertà” e dopo del Partito d’Azione.

Era professore di economia politica. Liberale in politica e liberista in economia. Il suo liberismo, sulle orme di Adamo Smith, era contrario ai monopoli verso i quali indirizzava i suoi strali. Tuttavia non era scevro da aperture sociali, basti leggere il suo libro Aboliamo la miseria.

Inoltre nel suo interessante libro I padroni del vapore denunzia la commistione tra economia e politica. Restano famose le sue battaglie contro la corruzione e le sofisticazioni alimentari dei grossi gruppi industriali.

Si dedicò con passione e collaborò alla rivista Il Mondo di Pannunzio, un settimanale che resta una pietra miliare e luminosa del giornalismo italiano. Successivamente scrisse molti articoli e saggi su L’Astrolabio di Ferruccio Parri.

In una Italia viziata nelle radici ataviche e storiche, una delle virtù di Rossi, in sintonia con Piero Gobetti (Autobiografia della nazione), è stata l’intransigenza morale. Il rinnovamento morale dell’Italia devastata dalla guerra moralmente e materialmente dal fascismo era per gli azionisti la priorità assoluta.

A seguito di una malattia allo stomaco contratta nei lunghi anni di detenzione nelle carceri morì nel 1967 a Roma. 

Quella di Ernesto Rossi, con la moglie Ada, è stata una rivolta civile contro la dittatura, un esempio di rigore morale, una vita dedicata alla libertà.

  Vittorio Cimiotta

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