L’emergere del razzismo in Italia

Il 24 novembre si è svolto il primo di una serie di seminari che l’Irsifar  sta progettando per aprire una riflessione su come affrontare la realtà allarmante del razzismo. Le diverse forme di intolleranza e di violenza che sono cresciute di recente nel nostro Paese, in un clima di sottovalutazione generale, ci hanno posto di fronte alla necessità di fare qualcosa di più che esprimere sdegno e condanna, di capire che cosa è cambiato nella nostra società e mettere al centro la questione dell’universalizzazione dei diritti della persona.

Il razzismo, prima ancora di essere un comportamento violento, è un linguaggio, è un modo di pensare che si alimenta della pigrizia mentale, dei pregiudizi e degli stereotipi, ma è anche l’atteggiamento di chi non teme di rivelarsi razzista in pubblico perché sa di poter contare sull’appoggio degli altri. Stiamo infatti assistendo ad una progressiva caduta di quello che fino a poco tempo fa era un tabù, ed è molto grave che di fronte a fenomeni di intolleranza o di violenza si tenda a sottovalutare i fatti definendoli “fenomeni isolati”, per aggiungere subito dopo che gli italiani non sono razzisti.

E’ importante dunque prestare attenzione al linguaggio che può essere un veicolo potente di razzismo, una costruzione di significato condivisa da altri e quindi imitativa. Abbiamo assistito di recente ad episodi gravissimi di violenza: gli attacchi ai campi Rom, l’uccisione di un giovane italiano perchè  considerato “sporco negro”, ricorrenti manifestazioni di ostilità verso gli immigrati, montante ondate di intolleranza e di rigurgiti fascisti.

Uno scatenamento di violenze di cui spesso viene negato il movente razzista; in realtà sono azioni che hanno dietro la paura di essere uguali, la cancellazione dell’idea moderna di cittadinanza, ma anche l’assoluta mancanza di rielaborazione della memoria storica.

Tutto questo sembra mettere a rischio la solidità della cultura etica nel nostro Paese, si pensi inoltre all’attenzione preoccupata dell’Unione Europea verso recenti vicende italiane e verso l’applicazione di  norme discriminatorie. Sentiamo molto la gravità del momento in quanto istituzione culturale impegnata in modo particolare nel campo della formazione, per questo abbiamo chiesto aiuto alle competenze di Stefano Rodotà, insigne giurista, docente all’Università di Roma “La Sapienza” e di  Renate Siebert, docente di sociologia all’Università della Calabria, che ci hanno dato un importante contributo per “disimparare il razzismo”.

                                                                                     Annabella Gioia

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