Rotta per la Palestina

Un brillante personaggio, l’ottantenne Mario Giacometti, venuto a Roma a presentare il libro edito da Mursia dal titolo “Rotta per la Palestina”, che ha scritto a quattro mani con la figlia Daniela. Non capita tutti i giorni incontrare qualcuno che ha iniziato a navigare, come mozzo sulle golette, all’età in cui gli adolescenti iniziano a preparare l’esame di terza media; che, giovanissimo, è stato catturato dagli inglesi mentre era imbarcato su navi da rifornimento delle truppe italiane che occupavano le isole greche; che a diciannove anni, a seconda guerra mondiale da poco conclusa, è stato coinvolto più o meno consapevolmente nella Alyiah Bet, l’emigrazione illegale degli scampati allo sterminio verso la Palestina sotto Mandato Britannico, che limitava l’ingresso degli ebrei per non alterare la demografia del paese.

Diventano dei “pirati”, i marinai italiani coinvolti nei due viaggi descritti nel libro quando, sotto il comando dell’ebreo palestinese Amnon, accettano di imbarcarsi su navi non identificabili per la mancanza di documenti di bordo; e anche, per evitare anni di prigione, di cambiare identità in caso di cattura da parte della marina inglese, in modo da non distinguersi dalle centinaia di clandestini stipati sotto coperta. Amnon ci spiegò che lui e i suoi uomini facevano parte della Haganà, e che il loro compito era trasportare i profughi nella loro patria, Eretz Israel. C’erano certamente dei rischi, ma mi sembrava che non ci fosse niente di male, così Giacometti rievoca le ragioni che lo convincono ad imbarcarsi in questa avventura. Durante quei “trasporti speciali” il giovane marinaio scopre gli orrori della Shoah, l’importanza della solidarietà, la disperata lotta di persone tanto provate per non perdere la libertà appena conquistata.

Coraggio e determinazione di equipaggio e passeggeri non riescono ad impedire l’abbordaggio dei cacciatorpedinieri inglesi, l’arresto, l’internamento a Cipro che non dura a lungo perché la Haganà organizza l’evasione dei marinai italiani. Tappa successiva la Palestina e il kibbutz, dove Giacometti si immerge in un mondo in cui si accettano le differenze e ci si confronta con persone che parlano tutte le lingue. E’ una persona nuova, il giovanotto che ritorna infine a Viareggio con una piccola Stella di Davide d’oro, donata da Amnon, che porta sempre al collo. Dovrà però vedersela con la madre, in ansia da mesi perché il contratto d’imbarco precludeva i contatti con la famiglia; l’incontro è suggellato da uno schiaffone, un abbraccio e un piatto di polenta fumante.

Pupa Garribba

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