I testi della II edizione di Testi e Testimoni

Un weekend postmoderno di Pier Vittorio Tondelli

Pensato come “romanzo critico” sugli anni Ottanta, racchiude, dopo un lungo lavoro di riscrittura, tutta la produzione giornalistica, letteraria e saggistica di Tondelli di quel periodo. L’autore così lo ha definito: «un viaggio per frammenti, reportage, illuminazione interiori, riflessioni, descrizioni partecipi e dirette, nella parte degli anni Ottanta più creativa e sperimentale. È un viaggio nella provincia italiana, fra i suoi gruppi teatrali, fra i suoi artisti, i filmaker, i videoartisti, le garage band, i fumettari, i pubblicitari, la fauna trend che da Pordenone a Lecce, da Udine a Napoli, da Firenze a Bologna ha contribuito a rivestire quegli stessi anni Ottanta, vacui e superficiali in apparenza, di contenuti e sperimentazioni, al punto da proporre, come capitale morale del decennio, non più una città, ma l’intera provincia italiana».

Aprire il fuoco di Luciano Bianciardi

Nel suo ultimo romanzo pubblicato in vita, durante il periodo della rivolta studentesca, Bianciardi sferra una feroce critica non tanto contro lo Stato, ma contro i sostenitori di un’inutile e infantile contestazione. Romanzo autobiografico, Aprire il fuoco trasfigura in una ambientazione tra lo storico ed il fantastico, le frustrazioni e le amarezze dello scrittore, subito dopo il grande successo di Vita agra: la diffidenza delle grandi case editrici e dell’“industria culturale”, i problemi giudiziari, l’incomprensione e la chiusura della provincia, la turbolenta vita sentimentale.

Ragazzi di vita di Pier Paolo Pasolini

Ambientato nella Roma dell’immediato dopoguerra, il libro narra le vicende di un gruppo di ragazzi appartenenti al sottoproletariato, tracciando il ritratto di una società allo sbando, in cui la famiglia è ormai smembrata e non costituisce più un sistema di valori, le scuole sono edifici che accolgono sfollati e il lavoro è rappresentato da piccoli espedienti per sopravvivere. Così i “ragazzi di vita” si muovono nelle borgate affollate di ubriachi, avanzi di galera e prostitute, cercando di passare il tempo e di superare la noia.

La bambolona di Alba de Céspedes

Un avvocato quarantenne, Giulio Broggini, ancora scapolo e di famiglia ricca, convinto di saperla lunga, si infatua di Ivana, una ragazza incontrata per strada. Ivana è un bocconcino appetitoso secondo Broggini, il quale ottiene il permesso di frequentarla, ma solo in presenza della futura “suocera” e dopo aver manifestato le sue “serissime” intenzioni. Per poter assoggettare la ragazza alle sue voglie e alle sue avance che lei subisce ma mai cedendo fino in fondo, le regala una pietra preziosa e si prodiga per risolvere alcuni problemi economici della famiglia. Il colpo di scena arriva alla fine, quando la “bambolona” si rivela per la sua vera natura e cioè non un’innocente e un po’ tonta creatura dalle forme eccitanti, ma una donna scaltra e emancipata che lo ha usato fin dal primo momento per i suoi fini.

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