Il Giorno della Memoria

L’istituzione del Giorno della memoria rappresenta un invito a riflettere sul nostro rapporto con il passato e sul suo intreccio con il presente. David Grossman, in un suo discorso di qualche tempo fa, si chiedeva: “La memoria che serbiamo della Shoah può essere una sorta di segnale di avvertimento morale? E siamo in grado di trasformare i suoi insegnamenti in parte integrante della nostra vita?” Queste sue domande riguardano il presente, il nostro rapporto con i diversi, con i deboli di ogni nazione del globo, forse Grossman si riferisce all’indifferenza che il mondo ha mostrato di fronte ad altri massacri. Ricordare la Shoah significa interrogarsi sulle radici individuali e collettive del razzismo e della xenofobia, ma significa anche trasformare quel passato in uno strumento di interrogazione del presente, per riconoscere i nuovi razzismi, le violenze etniche e le ricorrenti forme di antisemitismo.

In questo percorso di conoscenza e di consapevolezza è centrale la memoria; lo storico Pierre Vidal-Naquet sosteneva che: “Fra la storia e la memoria ci può essere tensione e addirittura opposizione. Ma una storia del crimine nazista che non integrasse le memorie sarebbe una storia ben misera.”

È proprio la memoria che ricorda alla storia la centralità e il valore del singolo individuo di fronte a ogni disegno totalizzante perseguito dai regimi totalitari. Ma trasmettere la memoria dopo la scomparsa degli ultimi testimoni è una questione importante non solo per gli storici ma anche per chi opera nella formazione delle nuove generazioni. Per questo abbiamo dedicato il pomeriggio del 27 gennaio al tema della memoria attraverso la proiezione di due filmati: il primo “Ritorno ad Auschwitz”, l’ultima intervista a Primo Levi, realizzata nel 1982, dalla trasmissione Rai “Sorgente di vita”, durante uno dei viaggi in visita ad Auschwitz con un gruppo di studenti fiorentini. Si tratta di una testimonianza lucida, ricca di umanità e di informazioni per la storia della deportazione.

Il secondo filmato, “Hollywood racconta la Shoah” di Daniel Anker, tratto dalla trasmissione “La storia siamo noi”, racconta come il cinema americano ha affrontato, rimosso e talvolta censurato la memoria dello sterminio degli ebrei d’Europa, da Charlie Chaplin a Steven Spielberg, a Roman Polanski. Dunque anche il cinema, come i documentari, può essere uno strumento utile per riflettere sul tema della memoria dopo la scomparsa dei testimoni.

 

Annabella Gioia

 

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