Fumetti partigiani

Fumetti Partigiani vuole rappresentare un omaggio alla Resistenza partigiana, da cui è scaturita la nostra Repubblica, ancora oggi fondata sulla Costituzione italiana.
La Resistenza si è rivelata anche un momento di grande riscatto morale e civile, dopo gli anni bui rappresentati dalla dittatura fascista.
E quale luogo migliore, per onorare chi lottò per la libertà e la democrazia, della Casa della Memoria e della Storia di Roma? Un luogo in cui le varie associazioni partigiane, di ex deportati e sopravvissuti ai lager nazi-fascisti, hanno una sede riconosciuta a Trastevere, nel cuore della Capitale, e mantengono vivo il ricordo e la memoria.
I lavori che vengono proposti nella mostra, attualmente ospitata nella Casa della Memoria e della Storia, sono stati realizzati da giovani autori della scena del fumetto indipendente italiano, quel tipo di fumetto cioè che, oltre a narrare storie, desidera anche comunicare idee e riflessioni sulla vita vera, passata e presente.
Autori che, in totale libertà narrativa, hanno risposto a un semplice appello: “Ti va di disegnare una storia in cui racconti qualche fatto, reale o immaginato, della Resistenza partigiana?”.
Ecco allora opere che traggono ispirazione non solo dai libri di storia, ma ancor più spesso dai racconti, dagli aneddoti, dai ricordi che questi autori hanno ascoltato dai nonni o da qualche vecchio partigiano. Da quelli, insomma, che quegli anni li hanno vissuti.
Una messa per immagini della celebre “Lapide ad Ignominia” di Piero Calamandrei ad opera di uno dei migliori autori italiani, il vulcanico Misesti che, mutando per l’occasione il segno, dà vita a sei tavole pittoriche e fortemente evocative, perfette a raffigurare le parole del giurista, giornalista e politico antifascista.
Calia, con il suo segno forte, netto nei contrasti bianchi e neri, riporta un ipotetico, quanto verosimile, dialogo tra un figlio e un padre durante la dittatura, in cui il primo difende le scelte partigiane dinnanzi a un padre coinvolto con il regime.
De Carli, che spesso nei suoi fumetti mette l’accento sulle scelte delle persone, racconta una storia immaginaria, ma che potrebbe essere successa realmente in modi e occasioni differenti. Con il tratto poetico e suggestivo che lo caratterizza racconta la decisione, pubblica e personale, di una donna di entrare nelle file partigiane.
La tastiera di Morgante scrive per i disegni istintivi e veloci di Bires, schizzati apparentemente di getto, che danno vita a immagini in un equilibrato mix di realismo e allegoria. Una storia che racconta della prima zona liberata dal nazi-fascismo: l’altopiano della Leonessa.
Anche la Sagramola racconta, attraverso una voce narrante che ricorda, di un personaggio realmente esistito. Una donna di Fabriano, paese in cui è nata l’autrice, passata alla “storia” per la sua feroce collaborazione con l’occupante nazista.
Per finire, dalla penna di Carnoli, studioso della storia del ‘900 ravennate, prende corpo un soggetto che Guardigli interpreta benissimo, attraverso il suo tratto realistico seppur sintetico ed essenziale. Un lungo racconto, ben documentato, in cui narrano una delle tante rappresaglie ad opera delle Brigate nere nei confronti dei partigiani, o presunti tali.
Non male per dei “semplici” fumetti, no?

Emiliano Rabuiti per il Centro Fumetto Andrea Pazienza

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