Un processo per stupro

Il 15 giugno scorso è stato proiettato, nella Casa della Memoria e della Storia, il film documentario Un processo per stupro, di Maria Grazia Belmonti, Anna Carini, Rony Daopoulo, Paola De Martiis, Annabella Miscuglio, Loredana Rotondo.
Andato in onda nel 1979, nella seconda rete della Rai-Tv, è la registrazione del processo svolto a Latina, nel 1978, per la violenza subita da una donna che ha avuto il coraggio di denunciare i suoi aggressori, sostenuta dalla difesa dell’avvocato Tina Lagostena Bassi.
Si tratta del primo processo trasmesso in televisione. Sul banco degli imputati “quattro bravi ragazzi”, accusati pubblicamente di violenza sessuale quando in Italia lo stupro era ancora considerato reato contro la morale, non contro la persona, e la linea processuale consisteva nel far apparire la donna come complice consenziente.
Nell’introdurre la proiezione Loredana Rotondo ha ricordato il contesto storico e le difficoltà nelle quali è avvenuta la registrazione. Ha richiamato e sottolineato il significato etimologico della parola stupro che, dal latino stuprum, vuol dire “disonore, vergogna”. Nella cultura tradizionale il disonore è per la donna e non per lo stupratore, da questo spostamento deriva l’operazione che vede la vittima in qualche modo colpevole delle violenze subite.
La difesa di Tina Lagostena Bassi si basava invece su un rovesciamento dei valori, su un cambiamento radicale, sul rifiuto di mettere la donna nel banco degli imputati. Il senso di questa scelta andava nella direzione di combattere una mentalità che, dentro e fuori i tribunali, contrabbandava la violenza come fenomeno quasi naturale della “esuberanza” maschile.
Il documentario ci restituisce lo squallore di questo tipo di dibattimento: la miseria degli argomenti, le complicità e gli ammiccamenti maschili, il tono sprezzante degli imputati. Tuttavia ci mostra anche le donne che hanno il coraggio di denunciare e di lottare contro i pregiudizi e le sopraffazioni.
La trasmissione televisiva suscitò polemiche e grandi consensi, il filmato vinse il Premio Italia 1979 come il migliore documentario dell’anno, una sua copia è conservata negli archivi del Moma di New York.

Annabella Gioia

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