L’assassinio dei fratelli Rosselli

Il 9 Giugno 2009 in ricorrenza dell’assassinio dei fratelli Rosselli è stato proiettato alla Casa della Memoria e della Storia, a cura della Fiap, un documentario. È doveroso tracciare un breve profilo di questa famiglia di intellettuali ebrei fiorentini che s’intreccia con le vicende salienti dell’unità d’Italia.
A Pisa nella casa dei Rosselli (prozii di Carlo e Nello) muore nel 1872 sotto falso nome, esule in patria, Giuseppe Mazzini. Ernesto Nathan, uno dei primi sindaci di Roma dopo l’unità d’Italia, è un loro parente. Il nonno materno dei Rosselli partecipa alla difesa della repubblica di Venezia contro gli austriaci nel 1849. Aldo Rosselli, fratello maggiore di Carlo e Nello, durante un combattimento muore nella prima guerra.
A Firenze Gaetano Salvemini, intransigente maestro di democrazia e storico di profonda cultura, aveva formato un gruppo di giovani intellettuali tra cui Carlo e Nello Rosselli, Ernesto Rossi, Piero Calamandrei ed altri. Questo gruppo nel 1920 aveva fondato il Circolo di Cultura. Intanto la violenza infieriva e il Circolo di Cultura fu distrutto dai fascisti.
Nel 1925 Gaetano Salvemini, Carlo e Nello Rosselli, Ernesto Rossi, Nello Traquandi, Tommaso Ramorino e Luigi Emery, fondarono la rivista clandestina “Non mollare”, che ebbe gloriosa ma breve vita.
A causa di una delazione Ernesto Rossi, e successivamente Salvemini, furono arrestati, mentre Carlo Rosselli si trasferì a Milano per continuare nascostamente la lotta. 
La vita per gli oppositori divenne sempre più difficile e fu deciso l’espatrio clandestino di Filippo Turati, l’anziano capo prestigioso del socialismo italiano.
La fuga di Turati, organizzata da Ferruccio Parri, Sandro Pertini e Carlo Rosselli, avvenne la notte del 12 dicembre 1926 con un motoscafo che partendo da Vado (Savona) approdò in Corsica.   Dopo l’espatrio Parri e Rosselli tornarono in Italia e furono arrestati. Il processo si celebrò a Savona dove i due imputati da accusati divennero accusatori del fascismo. Il processo ebbe risonanza mondiale e rappresentò una  condanna morale nei confronti del fascismo. 
Un’altra clamorosa fuga di Carlo Rosselli, Emilio Lussu e Fausto Nitti avvenne il 27 luglio del 1929 dal confino di Lipari in direzione di Tunisi e successivamente verso la Francia. 
Ad opera di Carlo Rosselli e di Emilio Lussu, con la collaborazione di Garosci, Venturi, Levi, Chiaromonti e Giuia, nacque a Parigi nel 1929 il movimento antifascista Giustizia e Libertà. Tra i fondatori annoverava personalità provenienti da diverse esperienze politiche come Salvemini, Cianca, Nitti, Rossetti, Tarchiani e Facchinetti.  Tale movimento rappresentò la continuità in esilio dell’opposizione al fascismo iniziata a Firenze.
Il movimento si distinse fin dall’inizio creando collegamenti con gruppi antifascisti italiani ed organizzando vistose manifestazioni che, come i voli di Bassanese e di De Bosis con lanci di manifestini rispettivamente a Milano e a Roma, incitavano le popolazioni ad insorgere contro la dittatura fascista. Come forza organizzata Giustizia e Libertà rompeva l’egemonia comunista nella lotta clandestina al fascismo.
Un momento decisivo per Carlo Rosselli e per altri fuoriusciti fu l’intervento in Spagna a favore della fragile repubblica spagnola.
Questa intensa attività portò il fascismo alla decisione della eliminazione fisica di Carlo. L’assassinio di Nello non era previsto, infatti si trovava a Bagnoles de l’Orne in Normandia per assistere il fratello Carlo afflitto da una flebite contratta in Spagna. Fu un assassinio di regime voluto da Mussolini. Al funerale a Parigi parteciparono circa duecentomila persone. La notizia dell’atroce duplice delitto fece il giro del mondo e non giovò al fascismo.
L’attività clandestina del movimento Giustizia e Libertà continuò per tutto il ventennio e dopo l’otto settembre 1943. Le formazioni partigiane G.L. furono seconde per numero, ma non per valore, a quelle comuniste.

Vittorio Cimiotta

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