Il corpo pensato, introduzione all’opera di Silvia Stucky

La Shoah, è una forma di progresso – dice Norbert Elias – perché è una barbarie che si inscrive in un processo di civilizzazione. Il nazismo e la Shoah non possono essere sbrogliati. Il nazismo è una versione reazionaria della modernità. È un movimento radicato nella città. È il bio-potere. Il soggetto umano desacralizzato, il mondo industriale e urbano è un terriccio dove germoglia la possibilità della Shoah.

Pronunciamo parole come umanesimo, diritti della persona, rispetto, equilibri naturali, cultura. Queste parole non hanno alcun peso rispetto a parole-chiave: “competitività, funzionalità, tecnologia.” Aggredito dalla richiesta esigente della prova o dell’argomentazione razionale, ciascuno di noi è portato a rinunciare al proprio diritto ad essere semplicemente umano, ad immaginare, sentire, essere solo con se stesso. Il rapporto dell’anima col mondo. Parlare della vita, di ciò che costituisce la posta fondamentale del dibattito umano.

Ho riconosciuto nell’opera di Silvia Stucky gli stessi valori della LICRA Italia, Lega Internazionale Contro il Razzismo e l’Antisemitismo che rappresento. Sono felice che lei mi abbia proposto di presentare questi video. Le jardin intérieur, Haiku e Come l’acqua che scorre sono opere profondamente a favore della pace.

Il richiamo di Silvia all’interiorità è frutto di una disciplina in cui rientra un’attenzione per la vita delle cose e delle persone. Il suo vedere è un atto critico, costruito con rigore e dedizione. L’haiku è un modello nella sua opera, haiku visivi, costellazioni minime, strutturate su vuoti e pieni, intervalli e assenze.

Silvia ritesse le memorie.

Il ricordo comincia con la cicatrice. Il tessuto, riparandosi, fa vedere il rammendo, come nel panno o nella tela. Il muscolo ferito, si ripara portando alle parti che hanno sofferto un supplemento di materia. Il ricordo s’imprime nelle opere.

L’opera di Silvia Stucky è una rete di tracce che rinvia ad altra cosa che esse stesse, perché non c’è presente che non si costituisca senza rinvio ad un altro presente. Quest’opera dà diritto a delle interpretazioni, a delle trasformazioni dell’immagine data, che sono altrettanti eventi. A causa delle tracce che la compongono, l’immagine esclude la totalizzazione e la chiusura. Fa succedere delle cose nuove, sorprendenti per chi ne fa l’esperienza. Un incontro con qualche cosa d’altro, che vi intima di rispondere della vostra lettura e di rendervene responsabile. Un’avventura che dipende ogni volta dalla situazione e da colui che guarda, ciò che permette in qualche maniera di firmare la sua interpretazione, la sua visione, il suo proprio gesto di decostruzione.

Silvia è più testimone che inventore.

Gli eventi hanno una dimensione corale, il linguaggio è dimesso, spoglio, asciutto ma capace di slanci e ascensioni. Colpisce la sua capacità di raggiungere un’altissima temperatura emotiva con un’assoluta semplicità.

Fabbricare delle microresistenze fa muovere le cose.

Ritirarsi dal mondo per esservi più vicino, nel suo epicentro per sapere ciò che ci costituisce. Un corpo pensato. 

Marie Eve Gardère

presidente della LICRA Italia

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