Due romani nel Giardino dei Giusti

Lunedì 21 giugno 2010, presso la Casa della memoria e della storia, è stata consegnata l’onorificenza di “Giusti fra le Nazioni” ai familiari dei due coniugi Fausto Staderini e Bice Gilardoni Staderini da parte del Consigliere dell’Ambasciata d’Israele Rami Hatam. Il Memoriale Yad Vashem di Gerusalemme conferisce il titolo – sulla base della testimonianza dei sopravissuti – ai non ebrei che disinteressatamente, e a loro rischio e pericolo, salvarono la vita degli ebrei.

Nel settembre 1943 Bice e Fausto accolsero nella loro grande casa del quartiere Prati i due bambini Bianca Maria e Marcello, figli di Elvira Perugia Campagnano, cara amica della famiglia.   Iniziarono così i mesi nei quali la famiglia Staderini, che già contava sei figli, divenne più numerosa. I bambini si salvarono e così i loro genitori.   Grazie all’impegno di Bianca Maria Campagnano e di Annamaria Staderini, che hanno avviato con le loro testimonianze le procedure, si è giunti al riconoscimento.

La cerimonia si è svolta in un clima di grande intensità, alla presenza di numerosi membri delle famiglia Perugia Campagnano e Staderini, compresi nipoti e pronipoti.  Annabella Gioia, a nome delle associazioni della Casa, ha sottolineato come sia importante ricordare questi gesti alle giovani generazioni. Alle categorie dei carnefici, delle vittime e degli spettatori, secondo l’interpretazione di Hillberg, va aggiunta quella di coloro che non si arresero di fronte alla macchina dello sterminio nazista e riuscirono ad aiutare gli ebrei in pericolo.  Giovanni Sabbatucci, che parlava sia come storico che come amico della famiglia Staderini, ha ricordato il gran numero di ebrei romani che si riuscirono a salvare, a differenza di ciò che avvenne in altri luoghi, grazie alla solidarietà dei non ebrei.  Infine sono state toccanti, nella loro semplicità, le brevi testimonianze delle due adolescenti di allora, Annamaria e Bianca Maria.

Per quelle strane coincidenze che si verificano nella vita, Fausto e Bice sono i miei nonni paterni.  Lavoro da cinque anni alla Casa della memoria e della storia e mi occupo fra l’altro, come insegnante, della seconda guerra mondiale e della Shoah.  Ho portato tante volte, insieme alle mie colleghe, ragazze e ragazzi delle scuole romane al Mausoleo delle Fosse Ardeatine, li ho fatti sostare di fronte alle tombe con la stella di David e con tanti cognomi uguali, li ho accompagnati per il Ghetto ebraico, a vedere le “pietre d’inciampo” sulla soglia della casa di via della Reginella da dove, il 16 ottobre 1943, fu deportata fra gli altri una bambina di due anni.  Ho parlato loro dei tanti sommersi, ma anche dei salvati, per le circostanze più impreviste, per la decisione di un attimo, per qualcosa che è affiorato nel cuore e nella coscienza dei non perseguitati. Il fatto che fra questi “Giusti” vi siano anche nonno Fausto e nonna Bice è per me pieno di significato.  In questo intreccio fra legami personali, ricordi familiari, tragedie collettive, questa oggi è veramente la Casa della memoria e della storia.

Irma Staderini

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