La sera andavamo 2010

Reading musicali di diari,lettere e biografie.

In collaborazione con :ANED,FIAP,IRSIFAR e CIRCOLO GIANNI BOSIO 

Martedì 21 settembre

ANTONIO PASCALE

Questo è il paese che non amo
Trent’anni nell’Italia senza stile

Minimum Fax
marzo 2010

Legge: Massimiliano Vado  

Presentato da Vera Michelin Salomon per l’ANED:

Musiche :Sonia Maurer e Felice Zaccheo – mandolino e chitarra

In questo libro Antonio Pascale, una delle voci più amate e originali del panorama letterario di oggi, fa i conti una volta per tutte con il nostro paese. E scrive un saggio sull’Italia contemporanea a metà tra l’autobiografia sentimentale e l’inchiesta sul campo.
Dall’arrivo dei primi senegalesi nella provincia campana alla nascita delle televisioni commerciali, dal caso Di Bella al caso Englaro, dalle passioni giovanili ai dubbi della paternità: Questo è il paese che non amo è un coinvolgente, implacabile dialogo con il lettore, chiamato a mettere in crisi le sue false certezze. A riconoscere il razzismo dietro l’interesse per gli immigrati, il voyeurismo dietro la curiosità per il male, la militanza ottusa dietro le nuove ideologie, il sopruso dietro l’amore. Con il suo argomentare piano e lucido, mai retorico o sentenzioso, Pascale ci mette davanti alle responsabilità che abbiamo rimandato per tutti questi anni: ammettere i nostri limiti, fare la fatica di crescere, e provare a immaginare un’altra Italia. 

Mercoledì 22 settembre

UN FILO TENACE

Jervis Willy  Jervis Rochat Lucilla  Agosti Giorgio 

Bollati Boringhieri

Presentato da Italo Pattarina per la FIAP 

Leggono Gigi Palla e Gabriella Praticò

Musiche Franco Fosca – voce e chitarra

 

Una storia di intellettuali italiani che per una volta smettono i panni dell’autorappresentazione vittimistica facendosi essi stessi, lucidamente e consapevolmente, vittime dei loro carnefici. E una storia ambientata tra Torino, la Val Pellice e la Val Germanasca (le “valli dei valdesi”) e che si alimenta in un carteggio tra tre interlocutori: Willy Jervis (ingegnere della Olivetti, partigiano di Giustizia e Libertà), Lucilla Rochat (sua moglie da undici anni e madre dei suoi tre figli) e l’amico Giorgio Agosti (magistrato, commissario regionale di Giustizia e Libertà, che diverrà, dopo il 25 aprile 1945, per tre anni, questore di Torino). Willy Jervis fu arrestato l’11 marzo 1944, incarcerato, torturato, poi fucilato la sera del 5 agosto 1944. Una storia che lascia affiorare una profonda fede religiosa, un eroismo fatto di gesti sommessi e slanci contenuti, un amore e un’amicizia tanto profondi quanto discreti. Lo storico Giovanni De Luna, nell’introduzione, ricostruisce la vicenda collocandola nel contesto della guerra tra tedeschi, repubblichini e partigiani. Lo psichiatra Giovanni Jervis, figlio di Willy e Lucilla, nella postfazione, ricorda quel periodo visto con gli occhi di un ragazzino di undici anni.

Giovedì 23 settembre

SOPRAVVIVERE E VIVERE

Denise Epstein

Adelphi 2010

 Presentato da Annabella Gioia per l’IRSIFAR

 Legge Cinzia Villari

Musiche: Sonia Maurer e Felice Zaccheo – mandolino e chitarra

Quando Irène Némirovsky viene arrestata, il 13 luglio 1942, la maggiore delle sue due figlie, Denise, ha tredici anni; la minore, Élisabeth, soltanto cinque. Tre mesi dopo anche il padre sarà deportato. Per le due bambine – vissute fino a quel giorno al riparo da ogni minaccia, da ogni bruttura, grazie alla barriera di amorosa felicità domestica che i genitori avevano costruito loro attorno – cominciano gli anni atroci della fuga: braccate dalla polizia francese e dalla Gestapo, passano da un nascondiglio all’altro, spostandosi di notte, prendendo treni da cui bisogna saltare giù prima che entrino nelle stazioni per evitare i poliziotti e i loro cani, trovando rifugio in un convitto di suore, in cantine umide, in sottoscala. Alla Liberazione, Denise ed Élisabeth si recheranno, insieme a molti altri, alla Gare de l’Est, dove assisteranno sgomente all’arrivo dei treni che riportano a casa quei fantasmi macilenti che sono i sopravvissuti dei campi: ma da quei treni non vedranno scendere né l’uno né l’altro dei genitori. Di loro resta soltanto la valigia che Michel Epstein ha affidato alla figlia maggiore – quella valigia dentro la quale, molti anni dopo (quando finalmente avrà il coraggio di aprirla), Denise troverà il manoscritto di Suite francese, che ricopierà con straziata pietas filiale, per poi darlo alle stampe nel 2004. In queste pagine, dense di emozione e non prive di punte polemiche, Denise ripercorre, con la limpida chiarezza del suo spirito indomabile ma anche con l’arguzia e l’ironia che le sono proprie, un’esistenza in cui le assenze hanno pesato più delle presenze, e la memoria (e la difesa della memoria stessa) ha svolto un ruolo determinante.

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