“Storia d’Italia in versi” rapsodie garibaldine

Il 17 febbraio alla Casa della Memoria e della Storia un pomeriggio dedicato alle poesie del risorgimento.

Hannoletto Cinzia Vllari e Camillo Grassi, Musiche di Federico Di Maio

di seguito l’introduzione alle letture:

C’è un filo invisibile tra il primo e il secondo Risorgimento. Per dare dignità ad un popolo sono insorti sia i patrioti del primo Risorgimento, che i partigiani dopo l’8 settembre 1943.

Questo incontro tra persone che credono nel valori fondanti del nostro primo Risorgimento, è certamente una cosa buona perché  è importante ricordare gli ideali, il pensiero, le azioni di quanti hanno contribuito alla formazione della nostra nazione.

Il canto popolare è stato una delle trame: ha aiutato ad unire gli animi, ha guidato le imprese più o meno fortunate, ha sottolineato stati d’animo di gioia o di sconforto. Accanto alla grande musica di Giuseppe Verdi sono nate, infatti, canzoni più modeste, ma non per questo meno significative perché in esse c’è la voce del popolo che, certamente in maniera più semplice, ha partecipato, comunque, allo svolgersi della nostra storia risorgimentale.

Le poesie – come i canti – hanno incitato gli animi, hanno svegliato i dormienti usando i versi al posto delle armi; credo, pertanto, che sia giusto terminare questa mia breve introduzione ricordando Goffredo Mameli che ha sacrificato la propria giovane vita unendo insieme versi, musica e baionette come bene ha ricordato Giuseppe Mazzini: “Lira e spada saranno giusto simbolo della sua vita sulla pietra che un dì gli ergeremo in Roma nel camposanto dei martiri”.

Voglio concludere che ogni volta che viene suonato l’inno di Mameli ci  pervade un senso di commozione e sentiamo l’amore per la nostra Patria: l’Italia.  Ed è con questo sentimento che ci accingiamo all’ascolto di questo recital di poesie che affondano nella nostra memoria storica e nella nostra identità.

 

Vittorio Cimiotta

Fiap.

“Addio mio bella addio”e “La patria dell’italiano”

“Lo Stivale”

“La spigolatrice di Sapri”

“O come triste”

 

 

 

 


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