“Ilracconto sintentico”

di Vera Michelin Salomon – ANED Roma

Il titolo non è mio e me ne impadronisco per introdurre queste riflessioni  sulla “tavola rotonda” che mi sono trovata a dover costruire intorno alla presentazione in prima nazionale del breve ma impegnativo film Dachaulied. In coda a queste note troverete i dati necessari per individuarne produzione, autore del soggetto, regista, attori, luoghi  e fonti dell’ispirazione.

Ho subito pensato, dopo averne preso visione, che questo film era un oggetto da “maneggiare con cura” stato d’animo che si impone sin dall’incipit  Dachaulied, subito seguito dal primo piano della scritta “Arbeit macht frei” che quasi si sovrappone  all’immagine di una automobile che si muove solitaria in un paesaggio illuminato da una calda luce mediterranea che induce nello spettatore una sorta di spaesamento.

La persona che si vede scendere dalla macchina, davanti ad una costruzione in parziale rovina, sale alcuni gradini ed entra in una chiesa forse annessa a “La casa rossa” edificio  palesemente rurale  Si intuisce subito  che questo edificio, situato nelle vicinanze di Alberobello è stato un luogo di costrizione e di dolore. Si saprà poi che  è stato  uno dei tanti e ignorati “campi del duce”,  luoghi di detenzione e segregazione individuati dal fascismo, per persone indesiderate: ebrei italiani e stranieri e/o politici in attesa di più cupe destinazioni.

Quest’uomo non è un visitatore qualunque ma un musicista e precisamente il maestro austriaco della Filarmonica di Monico sopravvissuto alla detenzione e autore di un lied, Dachaulied, composto in prigionia con l’aiuto, per le parole, di un altro prigioniero. Con l‘inoltrarsi dei suoi passi nei disastrati corridoi in penombra dell’edificio, inizia il racconto di un rovesciamento di simbolo: la tanto tristemente famosa scritta di Dachau, può essere interpretata non come una beffa per chi entrava nel lager ma, prendendola in modo letterale, come uno stimolo per trovare il coraggio e la speranza di sopravvivere. Così il maestro  si rivolge ai detenuti che escono come fantasmi dall’ombra andando incontro al visitatore che porta la divisa del lager.

Non racconto altro perché la visione del film, superato il primo momento di sconcerto, troverà la  ragione del rovesciamento simbolico  attraverso la musica che risveglierà nelle anime perseguitate la creatività primitiva dell’essere umano, il saper fare e il saper cantare fino a concludersi con un concerto fantastico su di una collina di pace.,con strumenti veri..

 A questa presentazione, per me così problematica, hanno contribuito Aldo Pavia richiamando la realtà storica dei  “campi del duce” in Italia;  Loredana Rotondo per la sua lunga esperienza di regista e autrice della Rai nella programmazione della Storia (sue sono state  le trasmissioni “Vuoti di memoria”)  che ha ammesso con rammarico e stupore la sua totale ignoranza dell’esistenza di un campo destinato alla persecuzione ad Alberobello, sua terra di infanzia e giovinezza, a Maria Grosso, collaboratrice de “Il Manifesto” e critica cinematografica, che ha partecipato all’incontro e a cui devo il  titolo di questo scritto e parole con le quali chiudo. 

 Chi ha il diritto di prendere su di sé il compito di raccontare? Da quale punto di vista sceglie di farlo?  In questa navigazione in acque profonde e gelide mi sembra non ci sia soluzione di continuità tra addetti ai lavori e non. Anche se la riflessione in seno al cinema è amplissima e addentro allo specifico del mezzo, attiene innanzi tutto a questioni etiche che ci riguardano come esseri umani, quindi come  possibili autori e fruitori, “fautori” e “ricettori” di storia.

 

 

“DACHAULIED” diretto da Rina La Gioia e Christian Palmisano prodotto da LA MISENSCÈNE / Production in co-produzione con la Fondazione CASA ROSSA onlus e il patrocinio di CINECITTÁ LUCE:la “Storia ispirata ad un flashback della vita del compositore e musicista viennese della Filarmonica di Monaco, Herbert Zipper. Un viaggio della memoria e per la memoria: dai lager di Dachau alla Casa rossa in Alberobello, ex campo di concentramento per internati ebrei ed i perseguitati dal regime”

L’evento è stato realizzato con la collaborazione dell’Aned.

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