intervento di Annalucia Accardo su Grace Paley

di Annalucia Accardo

 

 

 

Fedeltà, la raccolta postuma di poesie di Grace Paley, uscita negli Stati Uniti nel 2008, è una sorta di autobiografia poetica, di testamento spirituale, culturale, etico, politico. E per fare questo Grace Paley sceglie la forma poetica: quando scrive poesia, infatti, Grace Paley parla in prima persona, senza mediazioni, e abbandonando il filtro di narratori e personaggi che invece usa nei racconti.

Fedeltà sembra chiudere il cerchio della passione per la poesia di Grace Paley, che comincia a scrivere poesie sin da bambina e fino all’età di circa trent’anni scrive solo poesie, anche se il primo libro che pubblica è una raccolta di racconti. 

Fedeltà,  è un piccolo gioiello. Non è facile tradurre Grace Paley, perché la sua scrittura è una scrittura complessa. Si presenta come spontanea, immediata, colloquiale, semplice, trasparente, realistica, ma dietro l’apparente semplicità si cela una costruzione sofisticata, sapientemente congegnata, tutt’altro che di getto, piuttosto risultato di un lungo percorso di ricerca delle parole e di continua revisione fino a perfezionare testi in cui nulla è superfluo, tutto è essenziale.

La complessità della sua scrittura nasce anche dal ricco gioco di intrecci di forme diverse, poetiche e narrative, e di argomenti di ampio respiro, che si immergono nelle contraddizioni dell’esperienza, travalicando le classiche convenzioni e distinzioni tra i generi letterari: le poesie possono articolare teorie letterarie e i racconti possono essere concisi ed essenziali fino ad assumere un ritmo poetico. La sua scrittura sfugge così dall’essere imprigionata in qualsiasi tipo di etichetta o classificazione, tanto quanto la sua persona, del resto quale persona può essere ridotta a un’unica definizione? Ogni volta che si tenta di dare una definizione a lei o alla sua opera si incorre inevitabilmente in una sorta di ossimoro: “pacifista combattiva”, “sognatrice pragmatica” e così via.

Responsabilità e Poesia sull’arte del narrare, che non fanno parte di questa raccolta, sono due poesie programmatiche, due manifesti poetici e politici, scritte alla metà degli anni Ottanta e possono dare un’idea della poetica di questa scrittrice.

In Responsabilità, una parola chiave nella sua scrittura,  Grace Paley articola le responsabilità reciproche del poeta e della società;  il dovere della società è quello di lasciare la libertà al poeta di essere poeta e la responsabilità dei poeti, uomini e donne, è quella di essere testimoni di tutte le esperienze, di ascoltare tutte le voci, di rielaborarle e trasmetterle al mondo, in modo da farle conoscere.

Una sezione, breve ma importante di questa poesia rivela la prospettiva di genere che informa la sua opera e la sua vita. Grace Paley scrive: “È responsabilità del poeta uomo essere donna, È responsabilità della poeta essere donna”. Ai numerosi ascoltatori che, durante i suoi reading le chiedevano  la motivazione di questa asimmetria, rispondeva: “Non c’è bisogno che le donne siano uomini, perché gli uomini sono già uomini da almeno duemila anni, ed è per questo che dico che gli uomini devono provare a essere donne e le donne devono riuscire a esserlo seriamente”.

 Poesia sull’arte del narrare, approfondisce la questione della responsabilità ed esplicita il carattere dialogico della sua poetica. Secondo Grace Paley ovunque nel mondo, in ogni momento c’è sempre qualcuno che racconta una storia. “Ascolta: devo dirti una cosa”. Ecco come nasce l’impulso, dall’urgenza del raccontare storie, i “piccoli contrattempi del vivere”, il crescere i figli, i rapporti donna/uomo, le speranze, le incomprensioni, i fallimenti, le ingiustizie e le tragedie, il tutto nella trama della Storia con la S maiuscola. Come amava dire “La storia ti si srotola davanti, mentre lavi i piatti”. La qualità intrinseca degli artisti è dunque quella di essere ascoltatori per eccellenza, di dare voce a tutti, anche alle persone che non sono state ascoltate da nessuno. Esistono infatti circostanze che rendono  difficile essere ascoltati. Per esempio si può essere impossibilitati ad ascoltare perché rinchiusi in prigione oppure diventare sordi per il dolore. La soluzione è rappresentata dai poeti, che ascoltano le storie degli altri e le comunicano, in questo modo le esperienze acquistano spessore, diventano tramandabili e durature, arginando il pericolo dell’oblio sempre in agguato.

Il dialogo tra le voci è dunque principio formale organizzatore delle opere di Grace Paley. Nel corso della scrittura diventa sempre più difficile distinguere tra le diverse voci nel testo,  e tra il testo e il mondo che si affaccia sempre più prepotentemente nella sua opera. I suoi brani sono frammenti di esperienza più che storie compiute, simili in questo alla vita in cui le storie non finiscono mai, non esistono mai separate le une dalle altre: amore e solitudine, giovinezza e vecchiaia, maternità e morte convivono. Ciò conferisce un senso di apertura alle sue composizioni, un senso di apertura rinforzato da una costante ribellione alla metrica, dall’uso frequente di enjambment, in cui l’unità di significato e sintattica travalica l’unità metrica del verso e lo rincorre, dall’uso degli spazi all’interno del verso e dall’assenza di punteggiatura. In Fedeltà non esistono segni di interpunzione, fanno eccezione due poesie che terminano significativamente con il punto interrogativo.

Ciò contribuisce a creare quella qualità destabilizzante così caratteristica della sua scrittura, una scrittura che non offre facili soluzioni, anzi non le offre affatto, bensì stimola a porsi domande, a investigare, a riflettere, a mettersi continuamente in discussione, e a non trovare risposte. E’ tra le righe che si dovrebbe esplorare alla ricerca di stimoli, provocazioni, dubbi …

 

Scrittura e poesia

 

Come la quotidianità è parte della poesia, così la poesia è parte della quotidianità. Grace Paley scriveva sempre negli interstizi tra il lavoro di crescere i bambini, una riunione e un’azione politica. Così le poesie l’accompagnano mentre passeggia nei boschi (Sono uscita per camminare); oppure rappresentano un’alternativa al fare una crostata, anzi quando la poesia è messa a confronto col fare una crostata, vince la seconda, perché la crostata trova immediatamente un pubblico fruitore entusiasta (Ogni tanto la poeta fa un’altra cosa). Ma scrivere poesia è anche un viaggio di scoperta, di intuizioni, simile in questo alla meditazione per i Buddisti: attraverso la meditazione si consente ai pensieri più profondi di emergere in superficie e quindi di liberarsene, così la creazione artistica: quando la poeta accosta la penna al foglio quel peso insopportabile che la opprime prende forma in parole e le consente di continuare a vivere (non puoi pensare senza pensare a qualcosa).

Nella sua scrittura, tuttavia, non è possibile scindere l’esperienza quotidiana dall’elemento letterario. Secondo Grace Paley è importante per gli scrittori, al fine di trovare la propria voce, avere tanto un “orecchio allenato” per ascoltare il linguaggio della casa, della strada, della famiglia, degli amici, quanto “un orecchio allenato” per ascoltare il linguaggio della letteratura. La poesia Il mio cuore palpita è costruita in dialogo con un’altra poesia dallo stesso titolo del poeta inglese William Wordsworth (1802), con il quale la poeta sente di condividere sensibilità e modalità di scrittura.

 

L’impegno civile e politico

 

Dalle sue poesie  emerge evidente che la cifra della sua scrittura è la leggerezza, una leggerezza dissacrante, che si affida a modalità di narrazione che spaziano dall’umorismo alla comicità, dal sarcasmo al grottesco. Niente per lei è così sacro da dover sfuggire al suo sguardo ironico, né religione, né psiche, né scienza, né tecnologia, né vecchiaia, né morte. Il personaggio di un racconto sostiene: “La signora Medicina Psicosomatica è tutto oggigiorno. Mai che uno dica ho il raffreddore e l’ho preso dal signor Hirsh. Niente affatto, oggigiorno il raffreddore è colpa di tua moglie, che sta benissimo, solo che non ti trova attraente. Magari viene fuori che ti ha sempre considerato un imbecille. E allora ti viene il raffreddore da fieno cronico. Ogni agosto è l’anniversario del non mi ci far pensare”.

Anche di fronte alla sofferenza e all’oppressione in tutte le sue forme, personali e storiche, Grace Paley fa ricorso a questa modalità di narrazione come strumento per poterle esplorare a tutto tondo senza rimanere annientati dall’angoscia più inquietante. Anzi, quanto più è tragica la situazione di cui si narra, tanto più Grace Paley ricorre all’uso dell’ironia più corrosiva, della comicità e del sarcasmo.

Grace Paley è stata testimone di storie di esilio, di dolore e di discriminazione, è cresciuta in un ambiente progressista di vario genere (nella sua famiglia c’erano anarchici, socialisti, comunisti), ed è perciò particolarmente sensibile all’ingiustizia e pone la questione dei diritti umani al centro della sua scrittura. Dalla sua opera emerge un panorama articolato di ingiustizie, di aggressioni politiche, militari, sociali, con una ricchissima varietà di sfumature di conflitti e violenze, più o meno esplicite, che pervadono l’esperienza umana: razzismo, sessismo, misoginia, omofobia, ghettizzazione, dittature militari, guerre, olocausto, che nei suoi scritti vengono narrate ed esplorate a tutto tondo.

Il cuore della questione è la paura e l’incapacità di riconoscere e accettare coloro che sono differenti da noi. La sua scrittura è caratterizzata dalla coesistenza di molteplici differenze, non soltanto quelle etniche, ma anche di altro tipo, come quelle di religione, di classe, di genere e perfino di età. Le differenze possono dar luogo a un “intreccio di oppressioni” che provocano molteplici forme di intolleranza, “odio razziale, odio per gli ebrei, odio per le donne, odio per le lesbiche”. Per altro, pur privilegiando una prospettiva di genere, Grace Paley non è mai ingenua nel suo approccio e rimane lucida di fronte alle miopie dei vari gruppi: “Alcune femministe a volte erano razziste, alcuni afroamericani a volte erano misogini, alcuni ebrei si comportavano come se fossero gli unici depositari  della sofferenza, e quasi tutti hanno capito con troppa lentezza la realtà della distruzione delle specie, dell’acqua e dell’aria”. Se oggi siamo arrivati a vedere, anche se non sempre ad accettare, le richieste di riconoscimento della propria soggettività da parte di gruppi oppressi, come le minoranze etniche o come le donne, tuttavia persiste ancora una qualche difficoltà ad accogliere la richiesta del riconoscimento della propria soggettività da parte di gruppi ancora più marginalizzati, perché fuori dal ciclo produttivo, come i bambini, i malati e gli anziani. Le sue opere sono, di fatto, permeate da un’acuta riflessione sui meccanismi più profondi che muovono i rapporti umani.

All’arte e agli artisti è demandata ancora una volta la responsabilità di conoscere e far conoscere ingiustizie e violenze così da poterle arginare. Ed è per questo che secondo Grace Paley l’”immaginazione” è centrale per gli artisti, non l’immaginazione fiabesca dei bambini, ma la capacità di immaginare la realtà, di dare forma ai dettagli, alla materialità della vita degli altri, e ciò permette di svelare, rivelare le motivazioni che sono dietro a ogni comportamento, perfino di chi promuove la guerra. Scrive Grace Paley:

 

“Abbiamo bisogno dell’immaginazione per capire cosa succede alle persone che ci circondano, per tentare di capire le vite degli altri …  gli uomini devono riuscire a immaginare la vita delle donne […]. I bianchi devono riuscire a immaginare la realtà, non l’invenzione, ma la realtà delle persone di colore. Tradurla in immagini [ …] e comprenderla. Dobbiamo riuscire a tradurre in immagini ciò che accade oggi in Centro-America, in Libano, in Sudafrica”.

 

L’immaginazione caratterizza la componente etica politica del percorso di scoperta così particolare della poetica di Grace Paley. Solo attraverso la consapevolezza che emerge dalla conoscenza, infatti, si può arrivare a sovvertire una quotidianità che accetta guerra e sofferenze come inevitabili.

Anche in Fedeltà, dove il tono è decisamente più personale e più intimo non mancano poesie esplicitamente dedicate alle varie forme di ingiustizia. Da un livello più specificamente politico in cui la patologia dell’aggressività dei governi belligeranti viene analizzata e sviscerata attraverso la metafora dell’appetito e del cibo, e l’aggressione viene sarcasticamente giustificata per il bene del paese aggredito (Volantino), si passa a un livello più personale in cui i ricchi dal cuore duro vengono descritti in modo graffiante mentre addossano sui vagabondi o sui senzatetto che incontrano per strada la responsabilità delle loro disgrazie (I ricchi dal cuore duro) . La denuncia delle ingiustizie e della sofferenza non risparmia niente e nessuno, neanche Dio. Anzi è proprio la presenza dell’iniquità nel mondo a fornire la dimostrazione della non esistenza di dio (Grazie a Dio non c’è nessun dio) e, contemporaneamente e soprattutto, è la dimostrazione delle responsabilità del genere umano. Tuttavia, l’atteggiamento disincantato, dissacrante, quasi irriverente, nei confronti di Dio non deve indurre a sottovalutare la dimensione etica e spirituale dell’opera di Grace Paley. Il suo è un modo particolare, personale e laico di sentirsi pienamente parte di una tradizione spirituale, come quella ebraica, e di porsi in dialogo con le altre tradizioni, senza concessione alcuna alle religioni temporali.

Quando la poesia assume il punto di vista della persona sfruttata, allora può succedere che la tonalità ironica e sarcastica lasci spazio all’emergere della preoccupazione, una preoccupazione che però non si trasforma mai in disperazione. Infatti la prospettiva dalla quale Grace Paley scrive non è mai di resa. I suoi personaggi, in primo fila donne e madri, come si dice in un racconto: sono “contro la disperazione ideologicamente, spiritualmente e per principio puritano” e sono determinati continuare “con paura, coraggio e rabbia a salvare il mondo”. Nell’opera di Grace Paley, la determinazione a salvare il mondo non è risultato di superficialità, ma di una precisa scelta culturale, sociale e politica. Grace Paley non esita a riconoscere le atrocità della storia, ma si rifiuta di rassegnarsi (Non importa se).

L’arte e gli artisti sono uno degli strumenti per arginare e contrastare aggressioni e violenze. Gli artisti, poeti, pittori e musicisti, hanno infatti quella capacità di “immaginare” la realtà, che permette loro di capire e conoscere cosa succede a miglia e miglia di distanza. Per esempio durante la guerra in Vietnam, i poeti avevano già sentito le voci dei bambini vietnamiti e i pittori avevano visto prima dei fotografi le bombe cluster (Alla Commissione Artistica del Vermont per il suo quarantesimo compleanno).

Ma anche quando la poesia parla di altro, come in Sorelle, una poesia dedicata alle amiche che sono morte prima di lei, Grace Paley non può fare a meno, mentre le ricorda, di intrecciare la loro esperienza personale, la vita quotidiana e il loro impegno politico.

 

Futuro, vecchiaia e morte

 

Fedeltà è un libro postumo che raccoglie le poesie che Grace Paley ha scritto nell’arco degli ultimi anni della sua vita, è una sorta di testamento etico, politico e poetico. Oltre alle riflessioni sul futuro e sulle sorti del mondo, grande attenzione è dedicata alla vecchiaia, ad indagare ed esplorare il rapporto con la malattia e con la morte, non soltanto la sua, ma anche quella dei suoi cari e delle sue amiche, e a sondare tutte le sfumature di emozioni che le accompagnano, dal riconoscere che malattia e morte sono eventi biologici, parte integrante della vita, alla consapevolezza che anche l’avversione ad esse è una reazione altrettanto vitale e naturale.

Non è certamente la prima volta che Grace Paley volge il suo sguardo su questi argomenti: nella sua opera abbraccia la vita a tutto tondo nella sua complessità, un intreccio di quotidianità, letteratura e politica, una caratteristica che fonda le sue radici nella convinzione che scrivere sia un atto politico e la politica sia letteratura.

Ma anche in questo contesto Grace Paley rimane fedele a se stessa, sempre lucida ed essenziale, senza sbavature, continua a dialogare con il mondo con tenerezza, sobrietà, incisività e fiducia, in modo intimo e affettuoso, senza per questo rinunciare alla sua inseparabile amica, l’ironia.

Nelle poesie più intime e personali Grace Paley, da un lato fa un bilancio della situazione, ripercorre la propria esistenza, una vita trascorsa tra successi e sconfitte , dall’altro lato non può fare a meno di esprimere preoccupazione, la preoccupazione degli adulti per le generazioni future (Deviazione), un tema centrale, la cui soluzione nella sua scrittura è demandata in particolare alle donne e soprattutto alle madri: “Avevo promesso ai bambini di far finire la guerra prima che diventassero grandi”, ecco l’aspirazione della protagonista del racconto Desideri. A livello più specificamente personale le madri sembrano anelare a essere sempre e comunque di aiuto e sostegno ai propri figli, un desiderio che inevitabilmente è destinato a scontrarsi con i limiti biologici della vita (A mia figlia).

Ed ecco la vecchiaia. Anche la vecchiaia è suscettibile di molteplici interpretazioni secondo la prospettiva che si adotta. La vecchiaia può essere un filtro attraverso il quale guardare la propria esistenza, e allora Grace Paley prende in rassegna tutte le sue esperienze che si snodano tra interessi e obblighi, una strada stimolante, ma stretta, sulla quale la poeta alla fine si trova sola ma con la libertà che l’ha raggiunta e la tira per la giacca (La libertà mi ha raggiunta).

Oppure la vecchiaia può essere vissuta con consapevolezza e allora ottiene rispetto e riconoscimento da parte degli altri (Allora). Ma la vecchiaia richiede anche coraggio,  quello necessario per percorrere i pochi passi che separano il mercato da casa (Coraggio sulla Decima Strada).

Alcune poesie sono dedicate alla morte, parte integrante della vita, che inesorabilmente si tramanda di generazione in generazione. Nell’alternanza tra accettazione e avversione alla morte, contro la quale è inutile ribellarsi, ma non se ne può fare a meno di farlo (Pensavo che mi avrebbero uccisa), emerge il suggerimento di fare ricorso all’aiuto della natura, che dà la possibilità di assistere “al duro lavoro di una lunga morte” come quella degli alberi, in cui fino alla fine l’ultimo ramo solitario continua ad allungarsi verso la luce del sole (Educazione).  

Ma non è in questione soltanto fare i conti la propria morte. Ci si interroga anche sulla morte degli altri, se sia meglio o peggio morire per primi o sopravvivere (Un giorno). Tuttavia la morte, per Grace Paley, fino all’ultimo innamorata della vita,  non implica necessariamente la fine di tutto, si può continuare a dialogare oltre la morte: è questo che fa con la sorella, morta da qualche anno, con la quale continua a parlare delle cose importanti, delle cose che le stanno a cuore, e cioè dei bambini e dei nipoti, e la sorella non può fare a meno di intervenire in questo dialogo e risponderle (Mia sorella e mio nipote).

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Uncategorized. Contrassegna il permalink.

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...