STERMINIO IN EUROPA

STERMINIO IN EUROPA

“WISSEN MACHT FREI” (La conoscenza rende liberi)

 

 

  di Aldo Pavia (ANED Roma)   

 

 

 

 

Sterminio in Europa può essere definita una mostra che si propone di assolvere al compito più ampio e necessariamente ambizioso di trasmettere attraverso la conoscenza, il formarsi di una memoria non solo legata strettamente alle atrocità dei lager ed alla disumanità di una pagina della storia del secolo scorso, ma anche e soprattutto al contesto storico in cui fu possibile perseguire la distruzione di uomini e civiltà. L’ASSOCIAZIONE EX DEPORTATI NEI CAMPI NAZISTI (ANED) che già aveva realizzato mostre di particolare rilievo quali quelle su Auschwitz, su Anne Frank, in collaborazione conla Fondazione Frank, su ciò che restava dei lager, e altre più circoscritte ma di altrettanta importanza, pressata da innumerevole richieste in particolare dal mondo scolastico, decise di realizzare uno strumento che non solo rispondesse alla necessità dei giovani di sapere ma che si rendesse più facilmente utilizzabile, anche in spazi ristretti, e che permettesse una “visione guidata” attraverso immagini che dovevano trovare una loro collocazione ed un loro preciso significato correlandosi ai fatti e momenti topici della storia europea che formavano via via negli anni le radici della deportazione e dello sterminio, valorizzandone particolarmente l’aspetto didattico e formativo.

Per facilitare  la fruibilità di testi e di immagini si è scelta la soluzione in 40 pannelli, ognuno capace di vivere di vita propria ma l’uno legato all’altro nello snodarsi del racconto storico. Una mostra che è anche “giornale murale”, una tecnica informativa e formativa che potrebbe oggi sembrare obsoleta ma che in verità è da ritenersi, alla luce del successo molto ampio fin qui registrato in molte importanti occasioni ancora valida.

Una mostra che è stato possibile realizzare, e corre il dovere di ricordarlo, grazie al faticoso e doloroso impegno di Giandomenico Panizza, superstite di Mauthausen e di Gusen ove giovanissimo venne deportato per aver partecipato agli scioperi del marzo 1944. Al suo fianco collaborarono i superstiti dei lager nazisti, ognuno con suggerimenti, ognuno portando la propria esperienza personale e il contributo di conoscenza e di testimonianza. Dal 1974, tirata in migliaia di esemplari, questa mostra è stata presentata in tutta Italia, in scuole, Università,  fabbriche, nelle sedi di innumerevoli sezioni dei partiti democratici, sindacati e in altri luoghi e circostanze appositamente dedicate.

Dovunque fu esposta raccolse interesse e apprezzamento di giovani e meno giovani portandoli tutti alla scoperta ed alla conoscenza di una vicenda che ha colpito l’Europa e il nostro paese ma che non deve e non può essere ritenuta frutto tragico della tragicità di una guerra, bensì criminale progetto culturale e politico di regimi che avrebbero voluto dare un “nuovo ordine” all’Europa, nuovo ordine basato sul razzismo, sulla privazione dei diritti di libertà e di giustizia, sulla negazione dei valori di democrazia, sul potere dei pochi e sulla distruzione dei “diversi” a qualsiasi titolo ritenuti tali.

La mostra infatti apre la sua narrazione con la prima guerra mondiale e mette in evidenza l’incitamento a sterminare il nemico con qualsiasi mezzo psicologico, morale e fisico. Incitamento che troverà cittadine e cittadini, giovani e bambini non solo tedeschi che lo faranno proprio e vedranno nello sterminio un obbiettivo non solo accettabile ma ancor più necessariamente perseguibile per conquistare il potere e mantenerlo.

L’affermarsi del fascismo in Italia e del nazismo in Germania vengono presentati nelle immagini e nelle parole foriere dello sterminio in Europa, sottolineano come la nascita dei lager non sia stata una improvvisa follia o una particolare contingenza ma il dispiegarsi di un ben preciso disegno fortemente voluto, cui lo scoppio della guerra, anch’essa voluta perché necessaria per il raggiungimento di precisi traguardi ideologici, di potere e territoriali, fornì l’occasione per una accelerazione ma certamente non ne rappresentò la ragion d’essere.

Infine i pannelli dedicati all’orrore e ai nomi dei principali  lager di sterminio e di annientamento contengono immagini di forte valore documentario e didascalie di preciso impatto didattico. Senza alcuna concessione a retorica o a compiacimento del e nel dolore. La realtà nella sua cruda sincerità. Anche a Roma questa mostra ha trovato molteplici collocazioni e momenti di incontro con la popolazione., in biblioteche della cintura urbana e al Teatro India in occasione delle rappresentazioni del lavoro teatrale “I me ciamava per nome….” Testo Teatrale sull’unico campo di sterminio italiana,la Risieradi San Saba a Trieste di Renato Sarti, portato a Roma dal Teatro della Cooperativa di Milano.   Un particolare successo ha avuto quando, nell’ambito delle prime iniziative per il Giorno della Memoria, il Comune della capitale, attraverso l’impegno dell’allora Assessorato alle Politiche Educative e Scolastiche, in collaborazione con l’ANED, l’ANPI e le Ferrovia Italiane, ne ha voluto l’esposizione all’interno di carri bestiame su un binario ferroviario della Stazione Tiburtina, da cui partirono per l’ignoto gli ebrei romani strappati alle loro case il 16 ottobre 1943 e i non ebrei del 4 gennaio 1944. Centinaia di classi l’hanno visitata ed hanno ascoltato le testimonianze dei pochi superstiti. Centinaia e centinaia di giovani e centinaia di adulti che hanno potuto così prendere coscienza e conoscenza di un dramma senza uguali rendendosi consapevoli che il “Mai Più” giurato alla liberazione dei lager da parte dei sopravvissuti non è promessa vana ma è e deve essere impegno di tutti,  sempre ed ovunque e per tutti.

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