memoria memorie

Anche quest’anno intorno alla ricorrenza della Giorno della memoria, ovvero quel 27 gennaio del 1945 in cui l’armata sovietica apre i cancelli di Auschwitz e, di fatto, apre una nuova fase del secondo conflitto mondiale, a Casa della Memoria e della Storia si sono succeduti incontri, proiezioni, presentazioni di libri e appassionati dibattiti sul tema della memoria, o ancora meglio delle memorie di quei tragici eventi che hanno segnato tutto il Novecento, ma che ancora oggi segna inevitabilmente la vita e la storia di moltissime persone. Una settimana, dal 23 al 30 gennaio (e solo per citare alcuni esempi ricordiamo la proiezione del film di Claude Lanzmann Shoah, o quello di Roselyne Bosch Vento di primavera, la mostra – in corso fino al 10 febbraio – 1938 -1945 La persecuzione degli ebrei in Italia,  la lettura collettiva dei libri oppure la proiezione del documentario Eutanasia nazista) per tornare, ritornare dunque a riflettere ogni anno, e cercando di essere accorti nel non correre il rischio di essere celebrativi facendolo, sui significati della deportazione, della tragedia immane che ha coinvolto milioni di vite umane e, in particolare, sui significati della Shoah, pensiamo sia un gesto morale e di civiltà di tutti o che tutti dovrebbero compiere, in primis verso se stessi, in un momento storico poi, come questo che stiamo attraversando, in cui si assiste sbigottiti a un rigurgito – a dire la verità mai sopito – di violento antisemitismo e di feroce indifferenza nei confronti delle popolazioni più deboli e più sofferenti. Nel complesso contenitore di anime a lavoro qual è la Casa della Memoria e della Storia, che vede l’impegno rigoroso giorno per giorno di tutti nel promuovere costantemente il dibattito sul presente, salvaguardando la nostra Storia e le storie di tanti protagonisti che con le loro sfumature di storie meno conosciute fatte di biografie personali, esemplari racconti anche privati, hanno mostrato aspetti di questa tragedia persino sorprendentemente inaspettati, l’appuntamento della “Settimana della memoria” è stata allora l’occasione non soltanto didattica e formativa per un pubblico di giovani studenti o un pubblico indifferenziato di adulti desideroso di conoscere e confrontarsi con un tema così enorme, ma un vero e proprio momento condiviso fra generazioni, persino commosso. Sancito dal Parlamento italiano, il 27 gennaio in «ricordo dello sterminio e delle persecuzioni del popolo ebraico e dei deportati militari e politici italiani», e con loro i rom, le persone disabili e gli omosessuali, assurge così simbolicamente a giorno in memoria di tutti coloro che hanno patito il nazi-fascismo.

 

                                                                                              Paolo Ruffini

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