Magna Istria

 

Il “Giorno del ricordo” è stato istituito, con legge 30 marzo del 2004, per  preservare e rinnovare “la tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre di istriani, fiumani e dalmati del secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale.”

Quella dell’esodo è una storia collettiva che coinvolge circa 300.000 persone disperse in un esodo diretto per lo più in Italia ma anche in paesi transoceanici. Gli esuli custodiscono una doppia memoria, quella dell’esodo e quella delle stragi del 1943 e 1945. Quindi la paura e l’incertezza per il futuro, per il diverso sistema economico della Jugoslavia, esercitano un peso rilevante nella decisione di andare via, per liberarsi di un incubo, dei timori delle violenze.

C’è il ricordo dei luoghi lasciati, della terra perduta, come quello dei mesi o degli anni passati nelle baracche, nelle camerate dei Centri di raccolta profughi. Ma l’angoscia per la decisione di andar via  è lenita dall’orgoglio di aver dimostrato un patriottismo difficile da capire, quello di aver lasciato la terra natale, quindi la patria materiale, per scegliere una patria ideale, l’Italia.

I tempi dell’esodo sono diversi, c’è chi parte già nel periodo 1942-43 come i dalmati di Zara, altri alla fine della guerra. E ancora negli anni cinquanta, dopo il memorandum di Londra del ’54. Per chi è costretto ad abbandonare la propria terra la sensazione dello spaesamento è forte e si cerca di superarla rafforzando la propria appartenenza, insieme al dialetto si mantengono tutti quegli elementi legati alla vita materiale.

Predrag Matvejevic afferma: “il paese in cui siamo nati e siamo cresciuti ci ha donato il sapore del suo pane, e quando il destino ci esilia in un’altra terra, ce lo portiamo in noi.” Chi perde questo sapore è destinato “a perdere una parte del proprio paese e di se stesso”.

Come il pane anche il cibo rappresenta un simbolo identitario, attraverso il quale recuperare il passato: una cucina che non si dimentica e che si continua ad apprezzare e a coltivare anche dopo molti anni d’esilio.

Di questo ci parla il film di Cristina Mantis, Magna Istria, un viaggio alla ricerca di una ricetta perduta ma anche un viaggio nel passato raccontato con sensibilità e leggerezza.

Un percorso tra il Villaggio Giuliano dalmata di Torino e quello di Roma, poi Trieste,la Croaziaela Slovenia.Immaginidi ieri e di oggi a sequenze alternate, si parla dell’esodo, della guerra, della Resistenza, dei Trattati di pace, dell’arrivo in Italia, della nostalgia, della vita nelle Casermette di Torino o nel Silos di Trieste, dei campi di concentramento di Arbe e di Goli Otok.

C’è la storia e ci sono le memorie di chi è partito e di chi è rimasto, ma nel filmato c’è anche molta natura, la bellezza dell’Istria e infine c’è la “memoria delle mani” che, con la cucina e le ricette, aiutano a mantenere viva la cultura e, nello stesso tempo, a lenire la nostalgia per la patria perduta.

                                                                                  

                                                                                                 Annabella Gioia

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Uncategorized. Contrassegna il permalink.

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...